15. 12. 2011
Il Piccolo
Stefano Giantin

Sul riconoscimento del Kosovo è scontro Serbia-Ue

Un soldato Nato in Kosovo

Alla fine, la conferma di quanto si mormorava da mesi nei corridoi dei centri di potere, da Belgrado a Bruxelles, è arrivata, per bocca del più autorevole esponente politico serbo. Alla Serbia, in zona cesarini, ossia prima della conclusione dei negoziati per la concessione dello status di Paese candidato all’ingresso nell’Ue, è stato domandato di riconoscere l’indipendenza unilaterale del Kosovo. «La richiesta è stata fatta, ma è stata rigettata. Non l’abbiamo accettata ora, non lo faremo in futuro», ha spiegato – parlando alla televisione pubblica Rts – il presidente Boris Tadic. Tadic che non ha spiegato da dove l’ultimatum provenisse, se dalla stessa Commissione europea, oppure dai Paesi che stanno portando avanti da mesi la “linea dura” contro Belgrado in Europa, se prima la Serbia non scioglie il nodo del Kosovo, in primis la Germania, seguita da Austria e Regno Unito. Con la dichiarazione di Tadic, per la Serbia si apre ora un periodo arduo. Sembra difficile, se non impossibile, che Belgrado possa – sul breve o medio periodo – solo progettare un riconoscimento del Kosovo, l’ex provincia meridionale serba resasi indipendente nel 2008 a quasi un decennio dalla fine del conflitto del 1999. La Serbia «dovrà cercare di convincere i partner europei che un riconoscimento è assolutamente impossibile», ha reiterato Tadic, che ha inoltre confermato che Belgrado non rinuncerà a chiedere il rispetto della risoluzione Onu 1244. Quella che garantisce l’integrità territoriale serba e i suoi confini, nei quali è incluso il Kosovo. Il presidente si è poi tolto un sassolino: ora è chiaro, ha detto, che le durissime critiche rivoltegli dai nazionalisti serbi, che lo avevano definito «traditore», «ora si sono dimostrate infondate».

Le dichiarazioni di Tadic hanno provocato reazioni non solo in patria, ma anche all’estero. Da registrare la smentita dell’ultimatum europeo dell’eurodeputato sloveno Jelko Kacin, “rapporteur” sulla Serbia per conto del Parlamento europeo. «Non ho informazioni su una richiesta del genere fatta dalla Commissione e confermo questa posizione. Le parole di Tadic» e dell’ex vicepremier Djelic «sono state pronunciate per uso interno ai fini della campagna elettorale», ha detto ieri Kacin. Se dunque a Belgrado non è stato richiesto di riconoscere Pristina, cosa dovrà ancora fare per ottenere la candidatura? «Solamente permettere la libera circolazione di merci, persone, idee e capitali, la base dei principi europei», ha spiegato Kacin in diretta a Radio Europa Libera. Il politico sloveno ha poi aggiunto: «Nessuno Stato europeo può chiedere unilateralmente alla Serbia» di riconoscere il Kosovo. A chi credere? Forse alle varie fonti internazionali che hanno più volte confermato al Piccolo che, già a marzo, la Serbia era stata posta di fronte all’ultimatum «o Kosovo o Ue», dai rappresentanti diplomatici di Berlino e Londra.

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