15. 11. 2013
Il Piccolo
Stefano Giantin

Si apre il processo al “Paperone dei Balcani”

miroslav-miskovic-1354486841-236475

Una condivisibile battaglia della magistratura, perché nessuno deve essere al di sopra della legge. Oppure un processo “politico”, fondato sul nulla e orchestrato da qualche eminenza grigia, politica, che opera dietro le quinte per gettare nel fango uno dei magnati più potenti della Serbia. Comunque lo si legga, non è un’esagerazione definire “del secolo”, per il Paese balcanico, il processo iniziato ieri a Belgrado contro Miroslav Miskovic, numero uno della Delta Holding, la più importante azienda locale, più di 7mila dipendenti, valore del suo impero – che spazia dalla grande distribuzione all’immobiliare – circa il 10% del Pil serbo nel 2010, fra i mille uomini più ricchi del pianeta.

Processo complicato, quello contro il “Paperon de Paperoni” di Belgrado, figura quantomeno enigmatica, soprattutto per le sue fortune create durante gli anni bui e corrotti del regime di Milosevic. Fortune che lievitarono nei Duemila, anche grazie alla vendita della sua banca al gruppo Intesa e alla partnership nell’assicurativo con Generali. Paperone che spartirà il banco degli imputati con il figlio Marko e altri nove supposti corresponsabili nell’affaire. Quali le accuse? Miskovic, che rischia fino a 10 anni di carcere, è accusato di appropriazione indebita e di aver abusato della propria posizione nell’ambito di un complesso affare legato alla privatizzazione di una società per la manutenzione stradale, oggi fallita, oltre che di evasione fiscale. Presunti reati che avrebbero causato «16,9 miliardi di dinari di danni» alle aziende in questione e 472 milioni di dinari in meno di entrate al budget dello Stato, ha riassunto l’agenzia Tanjug.

Crimini sempre negati dal tycoon, che era stato arrestato nel dicembre dell’anno scorso e costretto in custodia cautelare per otto mesi, fino al rilascio in seguito al pagamento di una cauzione record di 12 milioni di euro. Tycoon che, per la sua difesa, ha fatto le cose in grande, ingaggiando legali di fama e cooptando un gruppo di “osservatori internazionali”, la prima volta che ciò accade in Serbia, dal canadese McGivern, già osservatore al processo Bhutto in Pakistan, all’inglese Otti fino ai tedeschi Prinz e Strate e all’americano Rademaker, fra gli uomini di punta della diplomazia dell’amministrazione Bush. Osservatori che “vigileranno” sulla regolarità del procedimento dai banchi del pubblico. Fra i legali di Miskovic, oltre ai serbi Tomanovic, Popovic e Maras, anche Ian Forrester, sul curriculum clienti come GlaxoSmithKline, Microsoft, Pfizer, Union Carbide. Forrester che era presente, assieme agli altri avvocati e agli osservatori, alla riunione informale, tenutasi mercoledì sera nel quartiere generale di vetro e cemento della Delta Holding, invitati solo corrispondenti e giornalisti stranieri, esclusi i colleghi serbi. Le oltre 100 pagine che riassumono i capi d’accusa «sono solo la storia di una transazione commerciale normale e colpisce che essa non riveli alcun reato o condotta illegale o immorale», la denuncia di Forrester in piedi nel cerchio misto formato da legali, stampa e dirigenti Delta. Accuse che sono basate su «errori» matematici riguardanti un prestito al centro del processo oppure sull’«ignoranza» del modus operandi dell’economia di mercato da parte di investigatori, procura e perfino della società serba nel suo insieme, gli hanno fatto eco gli avvocati locali presenti al briefing.

Nessuna risposta chiara invece, ma tra le righe si percepiva un sì, alle ripetute domande sulle possibile motivazioni politiche del processo, ma solo un auspicio. Che «giustizia sia fatta, perché crediamo non ci siano prove e argomenti legali» per condannare Miskovic. Se anche i giudici saranno d’accordo, lo dirà la sentenza, ma non prima d’un anno.

Comments are closed.