04. 02. 2014
Il Piccolo
Stefano Giantin

Reduce bosniaco denuncia Nikolic e Vucic

1392314208

L’Europa ormai li vede come due fieri europeisti, leader che condurranno Belgrado nell’Ue. E in patria, il presidente Nikolic e il vicepremier, Aleksandar Vucic, sono entrambi al massimo del consenso. Il secondo ha poi già prenotato il posto di primo ministro, che secondo tutti i sondaggi conquisterà col voto anticipato di marzo. Ma fuori dai confini della Serbia arrivano notizie fastidiose per i due leader di Belgrado e per la loro nuova immagine internazionale.

Notizie come quella che sta facendo discutere nei Balcani e oltre, piombata a Belgrado tra capo e collo da Tuzla, in Bosnia. Tuzla dove vive Omer Isovic, veterano dell’“Armija” bosniaca durante il conflitto degli Anni Novanta, più volte ferito in battaglia e oggi in odore di scendere in politica. Isovic che nei giorni scorsi ha presentato una richiesta alla Procura nazionale bosniaca. Indagate su Nikolic e Vucic, esaminate che ruolo hanno avuto i due durante la guerra, in quegli anni bui tra il 1992 e il 1995. Una petizione ideata – ha ammesso lo stesso Isovic parlando con il quotidiano sarajevese “Oslobodjenje” – come “rappresaglia” contro le indagini condotte da Belgrado su Naser Oric, controverso ex comandante bosniaco e capo della difesa di Srebrenica prima della caduta dell’enclave.

E se si può indagare (di nuovo) su Oric, assolto in secondo grado dal Tpi, si deve fare luce anche sul passato di Nikolic e Vucic e sul loro presunto ruolo nell’istigare alla violenza contro i “non serbi” in Bosnia, ha chiesto Isovic. Fare luce esaminando una «documentazione» da lui stesso prodotta, arricchita da «materiale video». Video, hanno poi svelato altri media bosniaci, che fanno tornare indietro nel tempo, quando Vucic e Nikolic erano membri del Partito radicale serbo (Srs) di Vojislav Seselj, alla sbarra all’Aja in un interminabile processo. Filmati come quello risalente al 1993, che mostra Seselj partecipare a una cerimonia cetnica sulle montagne della Romanija, in Bosnia. In prima fila, tra i funzionari dell’Srs presenti al rito, anche Nikolic. In un altro filmato, postato dal portale Klix.ba, si vede invece l’attuale presidente serbo a fianco di un giovane Vucic e di Seselj, secondo l’accusatore in occasione di una visita alle postazioni serbe sopra Sarajevo. Infine, sempre su Klix, un brevissimo spezzone che mostra Vucic al Parlamento di Belgrado affermare che «se bombardate, se uccidete un serbo», riferimento all’intervento Nato in Bosnia nel 1995, «noi ammazzeremo cento musulmani, e allora vedremo se la comunità internazionale o chiunque avrà il coraggio di colpire le postazioni serbe». Se Seselj è colpevole di aver incitato all’odio etnico – e il Tpi ancora non l’ha provato – allora Nikolic e Vucic devono essere per forza complici, l’assunto di partenza di Isovic. Un assunto che ha scatenato il dibattito sul web balcanico, dibattito sul confine tra politica e retorica nazionalistica. E su presente e passato.

Comments are closed.