
BELGRADO «Giuro solennemente di rivolgere tutti i miei sforzi a preservare la sovranità e l’integrità della Repubblica di Serbia, incluso il Kosovo e Metohija, di tutelare i diritti umani e delle minoranze, di rispettare e difendere la Costituzione e le leggi, di salvaguardare la pace, la libertà e il benessere di tutti i cittadini serbi». Con il giuramento davanti al nuovo Parlamento di Belgrado e dopo aver ascoltato ma non cantato l’inno nazionale, Tomislav Nikolic si è ufficialmente insediato ieri sul più alto scranno del Paese. Si conclude così l’accidentato percorso che dalle dimissioni anticipate del suo predecessore, Boris Tadic, ha portato alla vittoria a sorpresa alle presidenziali del leader dei progressisti.
Ad assistere alla cerimonia, oltre ai 250 neo-deputati dell’assemblea nazionale, c’erano anche Tadic, accreditato come prossimo primo ministro, il capo della Chiesa ortodossa, il patriarca Irinej, e i membri del corpo diplomatico straniero. Fuori dal Parlamento, nell’ampio spiazzo antistante, almeno 3mila sostenitori del Partito progressista serbo (Sns) di Nikolic si erano radunati prima del giuramento, sventolando bandiere serbe e inneggiando al nuovo presidente. La folla ha accolto applaudendo l’arrivo in Parlamento dell’ex premier Kostunica e dell’ambasciatore di Mosca a Belgrado, Konuzin. All’europeista sconfitto, Boris Tadic, al premier Mirko Cvetkovic e al leader del liberaldemocratici, Cedomir Jovanovic i sostenitori dei progressisti hanno invece riservato sonori fischi e bordate di slogan offensivi.
Anche i membri del nuovo Parlamento hanno ieri giurato fedeltà alla Costituzione.
All’assemblea siedono ora 73 deputati dell’Sns di Nikolic, 67 dei Ds di Tadic, 44 socialisti, 21 dei Dss di Kostunica, 19 della coalizione liberaldemocratica, 16 delle Regioni Unite di Serbia, 5 dell’Alleanza degli ungheresi della Vojvodina e 2 del partito “Azione democratica” del Sangiaccato. Un solo seggio per le liste “Tutti insieme”, “Nessuna delle opzioni offerte” e per gli albanesi della valle di Presevo. Per formare la nuova maggioranza, servono almeno 126 deputati. Ma per ora, sul fronte-governo, nessuna novità di rilievo.
