01. 10. 2011
Il Piccolo
Stefano Giantin

Nazionalisti e ultrà troppo minacciosi, Belgrado annulla il Gay Pride

BELGRADO Alla fine hanno prevalso i violenti, le loro minacce di mettere a ferro e fuoco Belgrado per salvaguardarla dalle “orde omosessuali”. Non si terrà domenica nella capitale serba il Gay Pride 2011, cancellato su ordine del governo serbo «per ragioni di sicurezza». La decisione di «vietare tutte le riunioni pubbliche durante il fine settimana» è stata presa ieri dal ministro degli Interni serbo, Ivica Dacic, che ha fatto intendere che le forze dell’ordine non sarebbero state in grado di garantire l’incolumità dei partecipanti alla “parata dell’orgoglio”. Né gli attivisti delle associazioni di gay e lesbiche, né i loro antagonisti di estrema destra potranno dunque scendere in piazza. I primi volevano sfilare in una capitale blindata per difendere i propri diritti. I secondi, nazionalisti e ultrà delle squadre di calcio belgradesi, minacciavano invece di trasformare la città, come già successo nel 2010, in un’altra «Londra in fiamme». Malgrado le rassicurazioni degli organizzatori, che avevano confermato la manifestazione, la decisione del governo di Belgrado non è giunta inaspettata. Il fuoco di fila contro la “Parada ponosa” era iniziato da mesi, intensificandosi nelle ultime ore. La polizia aveva annunciato di non volere difendere il Gay Pride «per 4 euro al giorno». Ieri anche il patriarca ortodosso Irinej è entrato a gamba tesa: «Questa pestilenza, la parata della vergogna, non deve avere luogo». Poi, il ministro Dacic, sostenuto dal presidente europeista Boris Tadic, ha rincarato: «Ci saranno scontri, sangue, caos. In qualsiasi Paese si vieterebbe il raduno, se ci fossero preoccupazioni di gravi incidenti». «Gli organizzatori della parata non possono essere accusati di incitare alla violenza», aveva ribattuto uno dei responsabili del Gay Pride, Goran Miletic, che ieri ha commentato la notizia dell’annullamento dicendosi «scioccato. Lo Stato ha capitolato agli hooligan. Una democrazia dovrebbe proteggere i suoi cittadini». Ma la Serbia, come nel 2009, ha preso la sua decisione irrevocabile. Darla vinta all’estrema destra omofoba e antieuropea.

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