24. 01. 2011
Il Piccolo
Stefano Giantin

L’Ue scongela il trattato di associazione con la Serbia

BELGRADO Sì alla riduzione delle barriere doganali con l’Europa, a condizione che Belgrado catturi Ratko Mladic e Goran Hadzic, i due criminali di guerra ancora ricercati dal Tribunale penale dell’Aja. Con 612 i voti a favore e solo 38 contrari, l’Europarlamento riunito ieri a Strasburgo ha «scongelato» l’accordo di stabilizzazione e associazione (Asa) tra Bruxelles e Belgrado. Firmato già nel 2008, ma ratificato a oggi solo da 11 membri Ue, Italia inclusa, l’Asa dovrebbe avere ora luce verde anche tra i più strenui oppositori dei serbi in Europa, in primis l’Olanda, creando così un’area di libero scambio tra Serbia e Ue.

Per l’eurodeputato sloveno Jelko Kacin, relatore del Parlamento per la Serbia, la decisione «incoraggia Belgrado ad andare avanti nel suo storico percorso verso l’integrazione e riconosce i progressi fatti dal Paese». L’auspicio è che le rimanenti ratifiche arrivino «entro il 2011, dando così nuovo slancio al processo d’adesione». «Questa è solo una delle decisioni che avvicineranno la Serbia all’Ue, ma è molto importante perché spingerà alla ratifica gli Stati che ancora mancano all’appello. Inoltre, sprona la Serbia a continuare sulla strada delle riforme», ha confermato a Il Piccolo Milica Delevic, capo dell’ufficio per l’integrazione europea del governo di Belgrado.

Molto lavoro resta però ancora da fare. Non solo riforme interne, ma anche più impegno nelle ricerche di Mladic e Hadzic. «La Serbia farà tutto quanto è possibile per catturarli», ha promesso ieri, ancora una volta, il vicepremier Bozidar Djelic. Anche sul Kosovo, il governo serbo si è dimostrato flessibile alle richieste europee di «impegno e disponibilità al compromesso» in un dialogo da iniziare «senza indugi». Belgrado, secondo Djelic, «è pronta a parlare con gli albanesi anche da domani, se loro sono aperti al confronto. Noi lavoriamo per costruire un futuro europeo per tutti i Balcani».

Per il presente, l’Asa promette un futuro senza barriere doganali e più facilità nelle esportazioni. «Un accordo ad interim sugli scambi commerciali tra Ue e Serbia è già in vigore, ma la ratifica di oggi sottintende l’apertura di relazioni economiche e politiche più estese con Bruxelles», auspica Delevic. Il 56% dell’export serbo è diretto verso l’Unione e le ditte locali sperano in nuove opportunità commerciali mentre la crisi morde ancora. Il Pil nel 2011 salirà di almeno un 3%, ma la disoccupazione (20%) e l’inflazione (11,5%) aumentano, mentre scende il potere d’acquisto. Il dinaro, solo nel 2010, ha perso oltre il 10% del suo valore. «Con la ratifica si fa un altro passo avanti nell’adeguamento della Serbia a tutti gli standard europei e verso una maggiore trasparenza nelle relazioni di affari per le aziende. Questo potrebbe tradursi in maggiori investimenti in futuro», assicura Alessandro Napoli, esperto italiano in Serbia dal 2003.

Mentre lotta contro la crisi e dopo il sì dell’Europarlamento, Belgrado si sta muovendo anche per ottenere l’ambito status di Paese candidato all’adesione nell’Ue. «Il 31 gennaio consegneremo le nostre risposte al questionario della Commissione europea, poi lavoreremo insieme a un rapporto sulla nostra candidatura e ci attendiamo di ricevere lo status alla fine del 2011», prevede la Delevic. Nei corridoi di Bruxelles si mormora che lo status sarà sicuramente concesso, ma che per l’ingresso di Belgrado nell’Ue ci vorranno ancora molti anni. Forse troppi. Nel frattempo i cittadini serbi si stanno lentamente trasformando in euroscettici. Gli ultimi sondaggi parlano di un calo di quasi il 20% in due anni dei favorevoli all’ingresso della Serbia nell’Ue. Oggi solo un serbo su due vorrebbe il proprio Paese in Europa. E a Bruxelles non basterà il voto di ieri per riconquistarli.