
Vuk Jeremic, ministro degli Esteri serbo
BELGRADO Belgrado ha rinunciato al boicottaggio della cerimonia di consegna del Nobel per la pace al dissidente cinese Liu Xiaobo. Solo martedì scorso, la Serbia aveva annunciato che non avrebbe partecipato alla cerimonia scatenando una dura reazione dell’Ue. La posizione serba era dovuta al timore di mettere a rischio l’opposizione cinese all’indipendenza del Kosovo e gli affari in corso tra Serbia e Cina. Pechino finanzierà con 345 milioni di dollari il rifacimento della centrale termoelettrica di Kostolac ed è coinvolta nella costruzione di un nuovo ponte sul Danubio a Belgrado – 170 milioni di euro l’investimento cinese.
«La Serbia è particolarmente attenta ai diritti umani, ma le relazioni con la Cina, fedele amico della Serbia, sono di fondamentale importanza», aveva dichiarato martedì Vuk Jeremic, il ministro degli Esteri di Belgrado e fautore dell’impopolare decisione.
Il dietrofront serbo è stato deciso all’ultimo momento dal premier Cvetkovic che ha clamorosamente smentito Jeremic. Cvetkovic ha ordinato all’ombudsman Sasa Jankovic di salire su un aereo di Stato – troppo tardi per prenotare un regolare volo di linea – e di andare a Oslo a rappresentare la Serbia. Un vero smacco per Jeremic e la sua carriera. La stampa locale rivela che il giovane e imprudente ministro sarebbe ormai visto a Belgrado come un «pericolo per l’integrazione europea del Paese». I giornali parlano già di dimissioni e di un suo rapido rimpiazzo con una personalità meno compromessa agli occhi di Bruxelles.


