22. 01. 2014
Il Piccolo
Stefano Giantin

La Serbia avvia i negoziati con Bruxelles

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Niente di regalato, tutto pienamente meritato. E ora macchine avanti a tutta forza, battiamo un record e diventiamo membri Ue entro il 2020. È questo l’auspicio ribadito ieri a Bruxelles dalla leadership serba, in occasione dello storico inizio dei negoziati d’adesione per l’ingresso nell’Unione. Inizio, ormai funziona così, annunciato via Twitter dal commissario Ue all’Allargamento, Stefan Fuele, che ha cinguettato le proprie «congratulazioni» all’indirizzo di Belgrado postando una foto della prima conferenza intergovernativa Serbia-Ue.

Belgrado che, a Bruxelles, era rappresentata dai vertici politici del Paese, in testa il premier Dacic, il vicepremier Vucic e il ministro degli Esteri Mrkic. Dacic, visibilmente orgoglioso, che ha voluto condividere il successo con i suoi concittadini, perché «la nostra gente ha meritato» tutto ciò sostenendo l’attuale governo anche nei momenti più delicati, incluso il dialogo con Pristina, per molti, in Serbia, un percorso non facile e più che doloroso. Ma sedersi allo stesso tavolo con il Kosovo alla fine ha pagato. Come ha indubbiamente pagato quello che il presidente della Commissione europea, José Barroso, ha definito ieri «lo storico accordo di aprile» siglato da Dacic e dall’omologo kosovaro Thaci.

Un successo, quello di ieri, «inimmaginabile» fino a un anno e mezzo fa, data di insediamento dell’attuale esecutivo, che rappresenta «il più importante evento per la Serbia dalla fine della Seconda guerra mondiale», un evento che «determinerà il nostro percorso» futuro e i «valori che vogliamo mettere in pratica», valori pienamente europei, ha aggiunto il premier socialista. Un futuro non lontano, si augura Belgrado, che si è detta certa, sempre per bocca di Dacic, di essere in grado di soddisfare tutti i requisiti e di portare a termine le riforme richieste da Bruxelles già entro la fine del 2018, per poi innalzare la bandiera blu a dodici stelle al massimo nel 2020, in coincidenza con il nuovo bilancio pluriennale dell’Ue, perché «la Serbia merita di essere parte dell’Unione europea per la sua storia e per i suoi sacrifici», ha specificato invece il presidente Nikolic.

Per questo, Belgrado non perderà tempo in festeggiamenti, si metterà «subito al lavoro sui problemi» che la Serbia deve risolvere, la riassicurazione di Dacic, tra cui – elenco compilato dallo stesso Barroso, riforma della giustizia, lotta alla corruzione, maggiore protezione delle minoranze, modernizzazione della pubblica amministrazione. E soprattutto continuazione sulla strada della totale pacificazione dei rapporti con il Kosovo, come specificato dal capitolo ad hoc numero 35 dei negoziati, intitolato «Altre questioni». Capitolo delicatissimo sulla «comprensiva normalizzazione» dei rapporti col Kosovo, dai contorni ancora confusi, che potrebbe rappresentare lo scoglio maggiore nella navigazione della nave serba verso il porto Ue.

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