08. 11. 2011
Il Piccolo
Stefano Giantin

L’ultradestra a Varsavia per il Kosovo serbo

BELGRADO Risale il nervosismo in Kosovo. E l’ultradestra di Belgrado va in trasferta in Polonia per difendere, a modo suo, il “cuore” della Serbia. Rimane ragione di tensione, anche fuori dai Balcani, l’insoluto “nodo” Kosovo. Sul fronte interno, una bomba a mano, fortunatamente non detonata, è stata collocata domenica notte nel parcheggio della stazione di polizia di Zubin Potok, cittadina a maggioranza serba non distante da una delle dogane “contese” tra serbi e governo di Pristina. Nella mattinata di ieri si è poi registrato un nuovo duro confronto tra serbi del nord e forze della Nato. Un convoglio Usa, composto da “Hummer”, scavatori e mezzi pesanti, è stato fermato da un gruppo di serbi nella località di Zvecan, paesino alla periferia di Mitrovica. I serbi temevano che le pale meccaniche potessero venire impiegate per rimuovere le barricate che ancora impediscono la libera circolazione dei militari in varie località.

Che la situazione sia sempre tesa e lontana da una soluzione è stato certificato anche dal segretario generale dell’Onu. Nel suo ultimo rapporto sul Kosovo, Ban Ki-Moon fornisce numeri esaustivi. Da fine luglio, con l’inizio della nuova crisi, si sono registrati «151 incidenti» motivati etnicamente, di cui 38 nel nord (+24 per cento). Tredici i casi di vandalismo contro chiese e cimiteri ortodossi. Una decina le sassaiole contro auto di serbi, 47 i furti nelle loro proprietà, 63 i danneggiamenti. Ban Ki-Moon ammette di essere «preoccupato del deterioramento della sicurezza» e per l’ampliamento delle «divisioni tra le comunità che vivono a nord e a sud del fiume Ibar», ovvero tra albanesi e serbi.

Serbi che assisteranno da lontano alla comparsa sulla scena internazionale di alleati ben più che scomodi. Si tratta dell’estrema destra ultranazionalista del gruppo “1389”, data evocativa della sconfitta dei serbi per mano degli ottomani a Kosovo Polje, è pronta a scendere in piazza per difendere il Kosovo serbo. E lo farà non a Belgrado, ma a Varsavia. Gli ultranazionalisti, circa un migliaio, sono stati invitati a un meeting in Polonia da gruppi neonazisti locali, con ungheresi, cechi e slovacchi. Sfileranno tutti insieme l’11 e 12 novembre in Polonia per «un’Europa bianca» e per preservare il «Kosovo serbo». L’Interpol ha già allertato le autorità balcaniche sul pericolo di violenze. E Belgrado potrebbe decidere di bloccare alla frontiera gli estremisti.

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