25. 10. 2011
Il Piccolo
Stefano Giantin

I serbi del Kosovo si ribellano a Belgrado

I leader serbi del nord del Kosovo prima della riunione con Tadic

BELGRADO I serbi del nord del Kosovo sempre più distanti da Belgrado. La Nato che prepara mezzi e uomini per nuove operazioni. Dal Kosovo continuano ad arrivare segnali preoccupanti, che indicano che la “crisi delle barricate” potrebbe presto trasformarsi in qualcosa di ancora più grave e cruento.

Soprattutto perché i serbi di Mitrovica, Zubin Potok, Leposavic, Zvecan sono ormai convinti di poter contare solo sulle proprie forze per contrastare la Nato. La conferma è arrivata domenica sera, dopo una riunione fiume convocata a Belgrado dal presidente Boris Tadic. Controparti, i sindaci serbi delle cittadine sopracitate. Il fine dell’incontro: convincerli a moderare le proprie richieste e a evitare «violenza ed estremismi», ha spiegato la presidenza serba. Una posizione condivisa anche dai serbi del Kosovo, ma dopo cinque ore di tesi colloqui non c’è stato «nessun progresso sostanziale», hanno affermato alla fine i leader del nord. Tadic, che aveva ribadito che «i cittadini hanno il diritto di difendere pacificamente i propri legittimi interessi», ha cercato inutilmente di persuadere i sindaci a sgombrare le strade e ad abbandonare le barricate, permettendo «gli approvvigionamenti e la libera circolazione delle forze della Kfor e di Eulex», la missione europea di polizia. Sempre che i veicoli Nato e dei poliziotti dell’Ue non trasportino nel nord «membri delle istituzioni di Pristina». Leggi doganieri kosovari o membri delle forze speciali del governo di Hashim Thaci.

La proposta di Tadic è stata bollata come «inaccettabile» da parte di uno dei leader serbi, Slavica Ristic. «La gente rimarrà sulle barricate e continuerà a bloccare il passaggio ai mezzi di Nato ed Eulex» fino a quando le dogane non torneranno sotto il controllo serbo, ha spiegato alla stampa. Non solo: Ristic ha aggiunto che a Tadic è stato chiesto di «dichiarare pubblicamente il suo sostegno a che i serbi del Kosovo vivano nello Stato serbo». In altri termini, una richiesta a Belgrado di premere per la separazione del nord dal resto del Kosovo, istanza irricevibile dalla Serbia a meno di non abbandonare ogni velleità di integrazione nell’Ue. I serbi delle aree kosovare ancora fedeli a Belgrado avranno comunque martedì la possibilità di discutere, in assemblee pubbliche, «le proposte di Tadic e di decidere come proseguire la nostra giusta lotta per vivere nel nostro Stato, la Serbia», ha specificato ieri Ristic. Come assicurano fonti vicine ai serbi kosovari, il risultato delle assemblee sarà un sì bulgaro per proseguire la lotta sulle barricate. Barricate che sono aumentate di numero: domenica ne è stata eretta un’altra nei pressi del confine conteso di Brnjak.

Dopo la frattura con Belgrado, ai serbi non rimane altro che attendere le prossime mosse della Nato. Nato che sta scaldando i motori per un nuovo tentativo di rimozione delle barricate, più massiccio di quello di giovedì scorso. Oltre cento mezzi blindati, alcuni bulldozer e automezzi dotati di cannoni ad acqua sono già pronti a entrare in azione. Forse già mercoledì.