16. 11. 2011
Il Piccolo
Stefano Giantin

I serbi del Kosovo “in fuga” verso Mosca

BELGRADO L’Ue e la Nato vengono considerate come la longa manus di Pristina, che vorrebbe impadronirsi con la forza dei territori a maggioranza serba del Kosovo indipendente. Dalla “madre Belgrado” si sentono abbandonati. I serbi di Mitrovica hanno così scelto una forma di protesta singolare, che segnala che la “sindrome da accerchiamento” della minoranza serba in Kosovo ha raggiunto livelli di guardia. In circa 20mila hanno inoltrato una richiesta ufficiale alla Duma, il Parlamento di Mosca, per ottenere la cittadinanza russa. Solo in questo modo, recita la missiva, ai serbi potrà essere «garantita una chance di sopravvivenza e di sicurezza». La petizione è stata recapitata alla Duma via ambasciata russa a Belgrado e confermata ai media locali da una feluca russa in servizio in Serbia, Oleg Buldakov. La petizione, ha specificato Buldakov, è stata caldeggiata sia da serbi del Kosovo, sia da migliaia di sfollati interni oggi residenti in Serbia, cacciati dalle loro case dopo la fine della guerra nel 1999.

I promotori della petizione hanno precisato che la decisione di richiedere la doppia cittadinanza serbo-russa deriva dalle «condizioni d’insicurezza» in cui vivono i serbi del nord. E dal fatto che Belgrado non sarebbe più in grado di proteggere i suoi cittadini. «Siamo senza diritti e rischiamo di essere cancellati. Ci auguriamo che la Russia accolga la nostra istanza», ha auspicato Zlatibor Djordjevic, uno dei primi firmatari.

Difficile che ciò accada, con gran scorno delle aspettative dei serbi e a ulteriore sconfessione della pretesa “fratellanza slava”, un concetto del tutto astratto. Il Kommersant, l’equivalente russo del “Sole 24 Ore”, ha ieri dato spazio alla petizione che arriva dai Balcani, bollandola di fatto come pretestuosa. «I serbi sono certamente nostri amici, ma non sono sicuro che la richiesta verrà discussa», ha pronosticato dalle colonne del quotidiano il sottosegretario della commissione Esteri del Parlamento moscovita, Andrey Klimov. La lettera dei serbi, innanzitutto, non sarebbe ancora pervenuta alla Duma, ma si troverebbe tuttora al vaglio del ministero degli Esteri russo. Altro problema: il Parlamento non può concedere la cittadinanza, perché ci vorrebbe prima «un cambiamento delle leggi» per attribuire questi poteri alla Duma. «Sarebbe tuttavia un pericoloso precedente», ha chiosato il deputato, immaginandosi forse un cittadino “serbo-russo” ucciso in Kosovo. Che farebbe Mosca a quel punto? Servono «analisi serie e reazioni molto caute», ha concluso Klimov. Per quella che alcuni serbi vedono come la “Madre Russia”, più affidabile dell’ormai matrigna Belgrado, è infatti più importante evitare ogni rischio di «conflitto» con organizzazioni come la Nato, scrive il Kommersant. Per i serbi e gli sfollati del Kosovo, mettere le mani su un passaporto con l’aquila bicipite di Mosca rimarrà con ogni probabilità un miraggio.

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