11. 08. 2011
Il Piccolo
Stefano Giantin

Gli sequestrano lo yacht e il tycoon serbo fa la guerra-tv

BELGRADO Era iniziata come una banale questione privata fra un discusso parvenu serbo e le dogane croate. Nel giro di una settimana si è trasformata in un casus belli che rischia di riportare a galla vecchie ruggini tra Belgrado e Zagabria. Il protagonista della storia: Zeljko Mitrovic, padrone della popolare tv privata serba “Pink”, patria del turbofolk, musica nata nei cupi Anni ’90 e amatissima su tutti i fronti durante la guerra. Il pomo della discordia: il super-yacht del boss televisivo, l’El Bosco V, sequestrato a settembre 2010 a Dubrovnik a causa delle violazioni di diverse leggi doganali. Mitrovic, fautore del successo della popstar Ceca ed ex influente membro del partito di Mira Markovic, vedova Milosevic, per riavere il suo giocattolo avrebbe dovuto pagare una multa di 2 milioni di euro. Irrevocabile il no del magnate con la conseguente confisca del panfilo, che sarà messo all’asta il 17 agosto.

La risposta di Mitrovic? Inconsulta. Dopo aver definito il fatto come «il classico comportamento predatorio verso le proprietà serbe», ha deciso l’epurazione da Pink di tutto ciò che è “made in Zagabria”. Sulla sua tv, che trasmette seguitissimi programmi di basso intrattenimento in tutti i Balcani, a eccezione della Croazia, presto non andranno più in onda film, musica e pubblicità croate. E «non nasconderemo più gli attacchi ai turisti serbi in vacanza in Croazia», ha rincarato Mitrovic. La campagna mediatica contro Zagabria, descritta come Paese anti-serbo il cui sport nazionale, d’estate, sarebbe la caccia al villeggiante di Belgrado, è già iniziata. E i possibili danni d’immagine hanno allertato il governo croato. Basta trasmettere «contenuti negativi e infondati relativi alla Croazia, alle sue istituzioni e aziende», ha intimato lunedì a Mitrovic il ministero degli Esteri croato. La replica: «Non posso non informare sulla cattiva qualità dei vostri prodotti, difettosi, tossici o contaminati. Abbiamo la responsabilità di salvaguardare i consumatori serbi». Mitrovic insomma non molla e attende il momento più propizio per dare luce verde anche all’embargo commerciale anti-croato. Ma prima un po’ di riposo in compagnia dei suoi avvocati. Dove? Proprio a Dubrovnik, nella pericolosa Croazia.

Ma cosa c’è veramente dietro la “guerra mediatica” di Mitrovic? «Sono più interessata alla ragione per cui, negli scorsi 10 anni, ha celato e sminuito gli incidenti contro i serbi in Croazia, abusando di una tv a diffusione nazionale. E sono più preoccupata per la sua ammissione che una tv cancella le notizie invece di raccontarle, piuttosto che dalla presunta vendetta contro la Croazia. Ora sembra che la sua tv non abbia rispettato gli obblighi d’imparzialità e di rispetto dell’interesse pubblico. Prima ha minimizzato, ora esagera. È un’offesa al giornalismo usare frequenze pubbliche per promuovere affari personali e privati invece che servire il pubblico», afferma Ljiljana Smajlovic, presidente dell’Associazione dei giornalisti serbi (Uns).

L’intera storia avrebbe poco a che fare con il passato di Pink, spesso evocato come la culla del più becero nazionalismo. «I discorsi sul turbofolk come veicolo del nazionalismo serbo alla Milosevic – aggiunge Smajlovic – sono stati un controsenso fin dall’inizio. Mitrovic trasmetteva quella musica perché era popolare in Croazia, Bosnia e Serbia. Per questo motivo è diventato un “grande eroe” a Sarajevo, Zagabria, Lubiana, potendo così riciclarsi come personalità in grado di superare i confini e capace di riconciliare i gruppi etnici. Non penso abbia alcun orientamento politico particolare. Aveva scommesso su Milosevic quando questi era al potere, e piace all’attuale governo pro-Occidente quanto era gradito a Milosevic. Mi sembra una figura opportunistica, cinica. Uno che semplicemente gioca le carte che più gli convengono». Chissà se anche la carta anti-croata avrà successo o se alla fine è solo un modo per godersi un po’ di pubblicità gratuita, in un’estate da passare forzatamente a terra, senza yacht.

Amico di Milosevic e pigmalione di Ceca
Dopo essere stato grande amico di Milosevic, della “Tigre” Arkan e il pigmalione di Ceca, “Mr. Pink” non ha smesso di frequentare personaggi imbarazzanti. A febbraio, ha addirittura trasmesso un’intervista esclusiva a Gheddafi, consentendogli di presentare senza contraddittorio la Libia come un «Paese assolutamente tranquillo». Forse addirittura più della Croazia.

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