03. 04. 2012
Il Piccolo
Stefano Giantin

Belgrado rilascia i due poliziotti kosovari

Agenti della Kps, la polizia kosovara

BELGRADO Quello che si sarebbe potuto trasformare in un “casus belli” tra Serbia e Kosovo, gravido di rischi, è rientrato. Ieri pomeriggio i due poliziotti kosovari, arrestati sabato dalla gendarmeria serba per sconfinamento, sono stati rilasciati dalle autorità di Belgrado e riconsegnati a quelle di Pristina. Il ministro degli Interni serbo, Ivica Dacic, ha dato la notizia alla stampa, specificando che le guardie confinarie della Kps, la polizia kosovara, sono state debitamente interrogate e che i due, Shukre Binaku e Sami Beqiri, rimangono indagati, anche per spionaggio.

Binaku e Beqiri erano stati intercettati dalle forze di sicurezza di Belgrado oltre il confine kosovaro, in un’area alla quale solo la polizia serba e i membri della Nato possono accedere. «Sono stati arrestati perché indossavano l’uniforme e portavano armi nel territorio della Repubblica di Serbia. Non entro nel merito se è stato un errore o se lo hanno fatto di proposito, ma ripeto che la gendarmeria», che controllava la zona, «ha fatto solo il proprio dovere», ha spiegato Dacic. Dacic che ha usato poi parole dure contro Pristina. Il governo kosovaro «deve pensare ai propri affari» ed evitare quindi asserzioni sopra le righe, come quelle pronunciate dal presidente della Repubblica del Kosovo, Atifete Jahjaga e dal ministro degli Interni kosovaro, Bajram Redzepi, che avevano definito «un sequestro» il fermo dei due agenti, compiuto in «un’area di competenza» delle autorità del Kosovo.

Redzepi, dopo le dichiarazioni di Dacic, ha confermato la notizia del rilascio di Binaku e Beqiri e il loro ritorno in patria, aggiungendo che la Nato sta indagando con scrupolo sul luogo esatto del “fattaccio” per chiarirne la dinamica. Il caso comunque è chiuso. Con una vittoria diplomatica e d’immagine per la Serbia, accusata ingiustamente da Pristina di un ritorno alle politiche repressive dei tempi cupi di Milosevic. Anche Bruxelles, generalmente incline ad attaccare la Serbia senza troppe remore, in questo frangente si è schierata a fianco di Belgrado. Ieri Maja Kocijancic, portavoce dell’Alto rappresentante Ue per gli Esteri, Catherine Ashton, ha precisato che «gli arresti non possono essere definiti un rapimento», facendo intuire che le informazioni fornite da Belgrado subito dopo il fermo erano accurate. Ovvero che Binaku e Beqiri avevano sconfinato e che i gendarmi serbi non potevano non metter loro le manette.

Facebook comments