01. 09. 2011
Il Piccolo
Stefano Giantin

Belgrado, agenti in rivolta Rischio-risse al Gay Pride

BELGRADO Poliziotti in rivolta, pronti a incrociare le braccia. Perfino i politici più europeisti che parlano a sproposito di “pericolo-omosessualità”. Da ultimo, la discesa in campo di un nuovo partito di estrema destra che minaccia una insurrezione “in stile arabo” sulle strade di Belgrado. Si sta trasformando in una rischiosa miccia di violenze e disordini il prossimo Gay Pride di Belgrado. In un’affollata e tesa conferenza stampa, i suoi organizzatori durante il week-end hanno informato che «il raduno si terrà il 2 ottobre prossimo» e che l’esatto percorso del corteo sarà tenuto segreto per motivi di sicurezza. Ma subito il vicepremier e ministro degli Interni serbo ha fatto sapere che senza il consenso di tutti i partner istituzionali non manderà i suoi poliziotti «a confrontarsi con la violenza di strada».

E gli agenti, attraverso un comunicato del sindacato di polizia, gli hanno risposto ieri con molta franchezza, dichiarando che la protezione dei partecipanti al raduno Lgbt non sarà garantita, «perché è ora di finirla di spargere il sangue dei poliziotti per 400 dinari al giorno (circa 4 euro, nda), mezza bottiglia d’acqua e un tozzo di pane». «Non vogliamo essere vittime degli sforzi per l’integrazione europea del governo. Quando ci assicureranno standard di vita e condizioni di lavoro pari a quelle dell’Ue, faremo ciò che ci sarà chiesto». L’anno scorso, oltre 5mila agenti e forze speciali erano stati schierati nella capitale serba per impedire, senza successo, brutali aggressioni ai partecipanti al Gay Pride 2010. Bilancio degli scontri: il centro di Belgrado devastato, danni per 2 milioni di euro e 150 persone ferite, tra cui 130 appartenenti alle forze dell’ordine.

Il bilancio di quest’anno potrebbe però essere ancora più grave, se si avvereranno le fosche previsioni di una delle più seguite organizzazioni di destra serbe, “Dveri”. Il movimento nazionalistico radicale ha annunciato che si trasformerà in un partito politico e correrà alle prossime elezioni nel 2012. «Finalmente qualcuno per cui votare», è lo slogan scelto dai suoi leader. Le parole d’ordine della nuova formazione politica: difesa della nazione, valori cristiani e soprattutto attacco frontale al diritto all’aborto e all’«ideologia totalitaria gay», che rischia di distruggere «le basi cristiane della nazione serba». «Il 90% dei serbi è contrario ai gay», ha spiegato durante una conferenza stampa uno dei leader di Dveri, Vladan Glisic, che ha invitato il governo a preoccuparsi più delle pesanti condizioni economiche del Paese piuttosto che «cercare di confondere la gente, distogliendola dai problemi reali». Sul sito ufficiale di Dveri un enorme banner recita: «Non vogliamo la parata gay nella nostra città!». Se la manifestazione si svolgerà, Belgrado rischia di sperimentare una rivolta generalizzata «in stile Londra», ha avvisato la dirigenza dell’organizzazione, che ha però specificato di non essere favorevole alla violenza. Se sarà così, lo si scoprirà solo il 2 ottobre, lungo le vie di Belgrado.

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