
Il premier serbo Djindjic, ucciso nel 2003
L’hanno circondato e arrestato giovedì sera in un ristorante di Valencia, in Spagna. Per ore, voci sul fermo di un supercriminale serbo ricercato dall’Interpol erano circolate sui media balcanici, ma solo nel pomeriggio di ieri è arrivata la conferma. Luka Bojovic, sospettato di essere uno dei “cervelli” che organizzarono nel 2003 l’agguato e l’assassinio del premier serbo Zoran Djindjic, è caduto nelle mani della polizia spagnola. L’ufficialità è arrivata da fonti della “Policía Nacional”, convalidate più tardi dal ministro degli Interni di Belgrado, Ivica Dacic. Non solo Bojovic è finito nella rete della giustizia. Anche il suo luogotenente – e con alta probabilità esecutore materiale del delitto – Vladimir Milisavljevic e un terzo sicario, Sinisa Petric, detto “Baku”, sono ora in manette. Bojovic, uno dei leader del clan mafioso di Zemun e membro del gruppo paramilitare delle “Tigri di Arkan”, come Milisavljevic e Petric, è stato catturato «dopo un’indagine durata 20 mesi», specifica la polizia spagnola.
Il “numero uno” del gruppo mafioso di Zemun, Bojovic, era «uno dei maggiori ricercati da parte dell’Interpol ed è sospettato di 20 omicidi commessi in Spagna, Olanda e Spagna», oltre a essere nel mirino della giustizia svizzera, rumena, americana e spagnola «per altri crimini e traffico di droga», si legge in una nota degli inquirenti iberici. Milisavljevic, in fuga dal 2007, era invece stato condannato “in absentia” a 35 anni di galera per l’omicidio del primo ministro europeista Djindjic e a 40 anni per altri delitti. Durante la latitanza, aggiungono le forze dell’ordine spagnole, il gruppo era impegnato «nel compimento di omicidi, in rapine, contrabbando di droga e riciclaggio di denaro sporco», mentre la famiglia di Bojovic al completo circolava tra Alicante e le isole Canarie.
«Il clan di Zemun da oggi non esiste più», ha affermato con soddisfazione il ministro Dacic. «Siamo più vicini alla vittoria sul crimine organizzato», una battaglia condotta «per i nostri cittadini e per i nostri figli», gli ha fatto eco il presidente serbo, Boris Tadic. «È stata un’azione coordinata con i nostri servizi di sicurezza», ha poi rivelato Tadic, che ha assicurato che sarà immediatamente richiesta l’estradizione in Serbia dei tre killer fermati in Spagna.









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