14. 11. 2013
Il Piccolo
Stefano Giantin

Armi ed energia, Belgrado flirta con Mosca

tomislav-nikolic-vladimir-putin-1356977815-207274

Uno sguardo all’Europa, in attesa del definitivo via libera ai negoziati d’adesione. Un altro ai ricchissimi investitori del Medio Oriente, Emirati in testa, che dopo gli aerei ex Jat, oggi Air Serbia, puntano ora su agricoltura, elettronica, armi. Infine una mano tesa, sempre più tesa, verso Mosca, il tradizionale alleato. E se si parla di “diversificazione” degli interessi strategici e geopolitici, la Serbia comincia a diventare sempre di più un modello da studiare.

Lo confermano le ultime mosse di Belgrado, dove ieri è stato firmato un importante accordo-quadro di cooperazione sulla difesa tra il Paese balcanico e Mosca, siglato dal ministro della Difesa russo, Sergey Shoygu – a cui il presidente serbo Nikolic ha conferito una delle massime onorificenze nazionali per il suo impegno nel miglioramento delle relazioni Belgrado-Mosca – e dall’omologo serbo, Nebojsa Rodic. Rodic che ha esaltato «l’importanza» dell’intesa che, dopo 15 anni, «regola i rapporti tra l’esercito serbo» e quello della Federazione russa, una «logica conseguenza» della «dichiarazione di partnership strategica» firmata a maggio da Putin e Nikolic. Cosa produrrà concretamente l’intesa? Difficile al momento prevederlo, anche se Rodic ha anticipato che l’accordo di cooperazione contribuirà a uno degli «obiettivi comuni» di Mosca e Belgrado, la salvaguardia della pace nel mondo. Di certo, a detta del ministro serbo, l’intesa avrà un impatto sulle performance dell’esercito di Belgrado, che la leadership balcanica immagina più «moderno e aggiornato», magari con la dotazione di armi “made in Mosca” e nuovi aerei Mig, addestramento di ufficiali di Belgrado a Mosca ed esercitazioni congiunte tra soldati delle due nazioni.

E al 50% “made in Russia”, il resto delle quote sono detenute da Eni (20%), Wintershall Holding (15%) ed Edf (15%), è anche il progetto South Stream, super-gasdotto che dovrebbe trasportare il gas russo via Mar Nero fino all’Italia, attraversando anche la Serbia. Serbia dove lunedì scorso è sbarcato il numero uno di Gazprom, Alexey Miller, per una serie di incontri con la leadership serba. Tema, la «cooperazione russo-serba nel settore dell’energia», recita una nota del colosso energetico di Mosca. E soprattutto discussioni sullo «status attuale e sulle prospettive per l’implementazione di progetti comuni». Progetti come South Stream, la cui costruzione – nel tratto serbo – «inizierà prima della fine dell’anno in corso», l’assicurazione di Gazprom. Costruzione, del costo di quasi due miliardi di euro, che sarà appaltata in gran parte a ditte locali, la precisazione del governo serbo, che ha sottolineato che coll’inizio dei lavori la Serbia dimostra di «mantenere gli impegni» presi con la Russia. Governo che ha inoltre preannunciato che i primi lavori dovrebbero partire già col prossimo 24 novembre, dando ancora più slancio alla rinnovata intesa tra Mosca e Belgrado, dalla difesa all’energia.

Comments are closed.