25. 11. 2013
Il Piccolo
Stefano Giantin

«Mosca non tollera la verità e punisce l’indipendenza»

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Qual è lo stato dei diritti umani, nella Russia di oggi? Disastroso, come sottolineano Amnesty International o Hrw, oppure il quadro – come ovunque – è fatto di luci e ombre? Alle domande risponde Oxana Preobrazhenskaya, giovane ma combattiva avvocatessa russa, ben 40 casi vinti alla Corte europea dei diritti dell’uomo, anni di coraggiose battaglie sul campo per la protezione dei diritti umani, oggi numero uno dell’influente “Centre of Assistance to International Protection” di Mosca e Strasburgo.

Che ne pensa dell’affaire degli “Arctic 30” di Greenpeace?
È uno dei più puntuali esempi di quanto accade in Russia, un caso assordante che ci aiuta a dimostrare che questo è lo schema nei casi più ordinari. Quanto stanno passando i militanti di Greenpeace è quanto succede ai russi comuni in tribunale, tutti i giorni. Giusto, perché erano stati arbitrariamente arrestati e le misure detentive erano eccessive. Sono stati trattati da ostaggi. Giusto, perché il primo compito di Greenpeace è quello di salvare le vite di quei manifestanti. Il processo è comunque appena iniziato.

Manifestanti come Kasparov, ex campione di scacchi e dissidente politico, uno dei casi seguiti dal Centro?
Kasparov è stato arrestato varie volte e detenuto per aver organizzato raduni pacifici. Abbiamo presentato tre cause contro il suo arresto, ne abbiamo vinta una. La Corte europea per i diritti umani (Cedu) ha stabilito che il suo arresto era inaccettabile, violava l’articolo 6, giusto processo, e l’11, diritto di assemblea, mentre le autorità russe affermavano che il raduno non era stato concordato con il governo. La legge è sbagliata, la pratica è sbagliata e la Cedu ha sottolineato anche che le autorità devono usare la forza in maniera commisurata, non come nei casi Kasparov e Greenpeace.

Che mi può dire del caso Khodorkovski, l’ex tycoon detenuto condannato a nove anni di carcere?
La Cedu ha stabilito che ci fu una violazione degli standard minimi del giusto processo, è una vittima di una competizione non equilibrata tra accusa e difesa.

E di Anna Politkovskaya?
In questo caso è chiaro che le autorità russe non volevano propriamente indagare. Volevano solo dimostrare di aver preso il caso seriamente e alla fine hanno condannato qualcuno. Ma non hanno trovato la mente dietro l’omicidio, i finanziatori, le persone che hanno pianificato il crimine.

Leggendo i rapporti di Amnesty e Hrw, si può dire che la situazione dei diritti umani in Russia sta peggiorando?
Va peggio, in maniera ora più veloce ora più lenta. Ci sono tentativi di diminuire tutti i diritti umani che non convengono alle autorità, autorità a cui non piace che noi si sia indipendenti, che si domandi la verità, che si indaghi. Situazione che dovrebbe migliorare, ma non ci sono indicazioni in questo senso. Lo conferma la legge sulle Ong, le aggressioni alle organizzazioni non governative in tutte le direzioni, con processi, indagini, ispezioni, attacchi agli avvocati. Ong che non possono più essere efficaci come potrebbero. In questa maniera le autorità, intenzionalmente, fanno deteriorare lo stato di salute dei diritti umani.

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