
BUDAPEST È stata una delle figure politiche chiave durante le lotte per la democrazia degli anni Novanta. Già ministro della Salute e del Welfare. Oggi influente europarlamentare di Fidesz, il partito di maggioranza in Ungheria, e vicepresidente del Parlamento europeo. È Laszlo Surjan. E per la sua storia nessuno meglio di lui può replicare alle censure verso Budapest e verso il governo di Viktor Orban. Rigetta le accuse di “autocrazia” mosse verso l’esecutivo magiaro dall’estero e dall’opposizione interna. Ma ammette che qualche errore potrebbe essere sfuggito, durante il «processo di riorganizzazione» che il Paese sta affrontando.
Onorevole Surjan, l’Ungheria è sotto “attacco internazionale” a causa delle tre leggi varate dal governo Orban. Cosa pensa delle critiche ricevute?
L’Ungheria vive un processo di riorganizzazione. Profondi cambiamenti devono avanzare durante la prima parte del mandato governativo, e le riforme sono sempre dolorose, guardate alla Romania. Cambiamenti rapidi si sono tradotti in errori. Il governo è pronto a correggerli.
Molti intellettuali e politici parlano di “autocrazia” in riferimento a Budapest. Prospettano rischi per la democrazia, timori per le minoranze come i Rom, perfino per gli ebrei, dopo le recenti dichiarazioni del numero due di Jobbik, Marton Gyongyosi, sull’Olocausto. Cosa risponde?
Ero membro del primo governo ungherese democraticamente eletto, guidato da Jozsef Antall. Ci biasimavano con gli stessi termini. Oggi l’esecutivo Antall è visto come un esempio positivo. Le critiche sono principalmente di parte, non basate sui fatti, provengono ora da un partito ormai uscito fuori dal Parlamento europeo e da quello nazionale (l’SzDSz, liberali, nda). Noi di Fidesz-Kdnp siamo in prima fila nel migliorare la situazione dei Rom. Un segno d’integrazione: la presenza di tre deputati Rom ungheresi sia in Europa, sia in patria. C’è antisemitismo in Ungheria, ma per fortuna questa tendenza è marginale. Il partito Miep, quello che si presume sia più antisemita, ha raccolto 2200 voti su 5,2 milioni alle elezioni del 2010. E Jobbik aumenta i consensi, perché euroscettico e soprattutto in reazione all’attuale “attacco internazionale”.
E la nuova Costituzione? Era proprio necessaria? Quella precedente non aveva più legami con quella stalinista del ‘49, sembrava moderna e avanzata.
Nella vecchia Costituzione era dichiarato che si trattava di un testo temporaneo. Dopo 20 anni c’era la possibilità di contare sui due terzi in Parlamento per le modifiche costituzionali. E questa è l’unica costituzione in Europa che include la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
Secondo gli ultimi sondaggi, Fidesz è ai minimi di sempre, intorno al 20% dei consensi. Pensa che gli ungheresi si siano stancati del governo in carica oppure ci sono altre ragioni per questo calo di popolarità?
Tutti i sondaggi che io ho indicano una vittoria di due terzi per il governo. La grande maggioranza delle persone è convinta che le cose non stanno andando nella giusta direzione. Ma la gran parte sa che ciò è colpa del precedente governo socialista.
È ottimista sul fatto che il governo Orban superi la tempesta internazionale e che riesca a governare fino alle prossime elezioni?
La tempesta è pericolosa, ma non ha alcun impatto sul sostegno popolare a Fidesz. Fortifica sicuramente l’euroscetticismo. E non solo in Ungheria.









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