16. 08. 2011
Il Piccolo
Stefano Giantin

Cavallo: «Il default non è la strada. Ma Roma riveda il sistema fiscale»

TRIESTE Economista, politico, “super ministro” dell’Economia di Buenos Aires prima e durante il collasso argentino. Domingo Cavallo fu l’inventore del piano di convertibilità che fissò il rapporto 1 a 1 tra peso e dollaro e il fautore del “corralito”, il congelamento dei depositi bancari per fermare l’assalto alle banche, seguito dalle rivolte del 2001. Oggi, tra gli altri incarichi, è socio dell’agenzia di analisi economica GlobalSource Partners e senior fellow al Jackson Institute for Global Affairs alla Yale University.

Professore, il Nobel per l’Economia, Paul Krugman, parlando della rapida ripresa in Argentina dopo il collasso, ha scritto: «L’esempio argentino suggerisce che il default è un’ottima idea». Un suggerimento per Paesi come la Grecia?
«No, non è un’opzione. Ciò che dice Krugman sull’Argentina non è vero. Il Paese ha avuto una buona crescita dopo il default e la svalutazione, ma per ragioni completamente diverse: condizioni commerciali mai così favorevoli, aumento del prezzo della soia e ottime capacità di produzione agricola dopo gli investimenti fatti. Le conseguenze del default e della svalutazione furono invece molto severe, ad esempio l’aumento dell’inflazione, oggi al 25%. Non si può dire che uscire dall’euro e svalutare potrebbe essere una buona ricetta per la crescita in Grecia, perché i costi sono elevati e si distrugge ricchezza. Ma se si conduce un’ordinata ristrutturazione del debito, non come accaduto in Argentina, potrebbe essere un’altra cosa. Che non richiede l’uscita dall’euro. Le agenzie di rating lo considererebbero un default, ma completamente diverso da quello argentino.

Alcuni esperti hanno di recente consigliato la stessa procedura anche per l’Italia, gravata da un enorme debito pubblico.
Non penso che l’Italia debba passare per quella strada, particolarmente perché gran parte del debito italiano è nelle mani degli italiani stessi. Poi, il processo è molto traumatico per il sistema bancario. Per l’Italia, dovrebbe essere sufficiente un aggiustamento fiscale. Non penso che il vostro e il debito spagnolo siano un problema così grande come in Grecia. Il problema è che Roma e Madrid soffrono del contagio da parte di altri Paesi come Portogallo, Irlanda e Grecia. Se i problemi di questi Stati saranno risolti in modo ordinato, si ridurrà la pressione sui bond italiani e spagnoli. Ci vuole una politica monetaria più espansiva da parte della Bce, come quella della Fed. L’Europa dovrebbe seguire l’esempio Usa.

Lei ha parlato delle gravi conseguenze che ebbero in Argentina i “rumors” sull’insolvibilità dello Stato, una delle ragioni dell’assalto alle banche. Voci simili circolano anche in Europa. È un problema serio?
È il problema più grande. La crisi finanziaria diventa difficile da risolvere quando la gente inizia a credere che le banche falliranno o che la moneta sarà svalutata. Solo menzionare una “dracmizzazione” o un ritorno alla lira è terribile, un’evenienza da escludere da subito. Quando i risparmiatori cominciano a ritirare i soldi dalle banche, non c’è modo di fermare il fenomeno. Ma tutto ciò non dovrebbe capitare in Europa, perché nel caso dell’Argentina non abbiamo potuto completare la ristrutturazione ordinata del debito a causa del ritiro del sostegno dell’Fmi. Non penso che Europa o Fmi faranno lo stesso ora a Grecia, Portogallo, Irlanda, o Italia. Sarebbe un disastro.

La crisi argentina e quella globale sono state lette come un fallimento del neoliberismo. È d’accordo?
Neoliberismo vuol dire mercati ed economie aperte. Qual è l’alternativa? Non ci sarà un nuovo sistema economico dopo la crisi, che sarà risolta come lo fu la Grande Depressione. Quando si è nel mezzo della crisi, si pensa che il mondo sarà completamente diverso, dopo. Ma la storia insegna che le cose non vanno così. Non penso che siamo di fronte al collasso del capitalismo, di cui i marxisti hanno predetto la fine da quando Marx prese a scrivere libri. Il comunismo è crollato, non il sistema capitalistico»

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