21. 08. 2013
Il Piccolo
Stefano Giantin

Muro eretto in Slovacchia per isolare i rom

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Nel 1989 cadeva il Muro di Berlino. Ma nei decenni successivi altri ne sono stati innalzati, nell’Europa centro-orientale. Sono i “muri della vergogna”, eretti per isolare le comunità rom. E l’ultimo di una lunga serie, costruito a luglio a Kosice, in Slovacchia, ha scatenato un polverone a livello europeo. «Con un certo disappunto», ha scritto nei giorni scorsi alle autorità comunali della seconda città slovacca Androulla Vassiliou, Commissario Ue all’Educazione e alla Cultura, «ho letto dell’erezione di muri pensati per segregare i rom in città». Città che, ulteriore motivo di scandalo, si fregia del titolo di «capitale europea della cultura 2013», città dove gli sbarramenti anti-rom, una violazione «dei valori su cui è fondata l’Ue», non dovrebbero trovare spazio. Insomma, abbattete quella vergogna e subito, ha chiesto Bruxelles.

Vergogna lunga una quarantina di metri e alta due, sorta nell’area occidentale di Kosice per separare il blocco abitativo Lunik VIII, popolato da slovacchi “normali”, dai “pericolosi” rom del Lunik IX. Tutto per iniziativa del sindaco del distretto di Kosice Zapad, risposta populistica alla sollevazione popolare seguita a un’ondata di furti. Presunti colpevoli, i rom, «cittadini inadattabili» secondo la definizione delle autorità del Lunik VIII. Muro tirato su senza «il permesso del comune di Kosice e delle autorità responsabili per l’edilizia», ha risposto a stretto giro di posta a Vassiliou il primo cittadino della città della Slovacchia orientale, Richard Rasi. Rasi che ha poi specificato che «appropriate azioni legali saranno intraprese contro la parte della municipalità» che ha edificato la recinzione, Kosice Zapad appunto, un distretto governato da un politico di una fazione avversa a quella del sindaco e che avrebbe deciso la costruzione del muro per meri «interessi politici». Comunque stiano le cose, il muro deve cadere, ha ribadito l’Ue. Ma Kosice ancora nicchia. Gli ispettori del comune «apriranno un’inchiesta e decideranno entro un anno se il muro va abbattuto» o se si potrà concedere un’«autorizzazione retroattiva» alla barriera, ha specificato ieri il portale “Euobserver”. Un’autorizzazione che consentirà al muro anti-rom – su cui qualche cittadino ha vergato con la vernice un enorme «scusateci» – di stare in piedi ancora per un po’, come accadde in passato in decine di simili casi sempre in Slovacchia, in Cechia e in Romania.

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