19. 07. 2011
Il Piccolo
Stefano Giantin

Tito e Jovanka, dolce vita vestita da Dior

BELGRADO Vestiti di Dior, uniformi degne di un re, guanti di pelle, mutande di seta, scarpe inglesi, cappelli italiani. Una mostra al Museo della storia della Jugoslavia di Belgrado ha svelato il lato borghese e più nascosto della coppia presidenziale della vecchia Federazione. Trecento foto inedite, scelte tra oltre 150.000, e gli abiti più ricercati di Tito e Jovanka sono oggi in esposizione nella mostra “Album d’oro”, un’istantanea della vita pubblica e privata della coppia presidenziale negli anni tra il 1952 e il 1968.

«Volevamo schiudere una capsula del tempo, sfogliare l’album degli anni d’oro della Jugoslavia, un Paese “alla Hollywood”, invidiato dagli altri Stati del blocco socialista. Quell’epoca finì nel ’68, politicamente, economicamente, in ogni senso», illustra Dusica Knezevic, artista e ricercatrice indipendente e una delle curatrici dell’allestimento. Knezevic ha il merito – assieme all’altro curatore, Momo Cvijovic – di aver ritrovato le casse che, dopo il repulisti di Milosevic, racchiudevano i preziosi reperti oggi esposti. Dopo la morte di Tito, i suoi vestiti furono per anni ben conservati nelle sue residenze, prima di essere gettati via dai Milosevic, smaniosi di eliminare, anche a casa propria, «tutto ciò che non collimava con il gusto della nuova padrona: vestiti, vetrine con le decorazioni di Tito, scale, cornici», rivela la curatrice.

Ma oggi questo pezzo di storia è tornato alla luce. I visitatori che hanno già ammirato la mostra sono rimasti colpiti dalla ricchezza degli abiti indossati e dall’atmosfera alla “Dolce vita” della coppia. «Dior custodiva il busto di Jovanka nel suo atelier di Parigi. E lo stesso faceva Klara Rothschild a Budapest. Dior sicuramente creò dei vestiti per Jovanka, come fecero anche i migliori sarti locali», racconta Knezevic. I più belli risalgono a dopo il 1952, quando l’ex contadina e coraggiosa partigiana della poverissima regione della Lika si trasformò da Cenerentola in first lady. «Fu un cambiamento fantastico. Trascorse mesi all’ambasciata jugoslava a Roma, forse per imparare le buone maniere dell’alta società e le regole del protocollo. Ed era sicuramente un’alunna con la necessaria disciplina», aggiunge l’artista. Dopo la “cura” romana, Jovanka assunse «una postura impeccabile, scelse un look elegante, adottò il semplice ma ben definito make-up fatto solo di un belletto di Dior. E s’illuminò col sorriso felice di una donna sposatasi per amore». Accanto a Jovanka, Tito, da amante della moda, non sfigurava: «Aveva molte camicie e cravatte di Dior, calze inglesi, svizzere e italiane, ma anche jugoslave, di seta e cotone. Fini guanti di pelle con inserti di seta prodotti in Italia e Inghilterra. I suoi cappelli preferiti, i “Fedora” di Borsalino, realizzati a Trieste».

Tutti prodotti d’alta classe, magari non adatti a un leader socialista. Molte immagini oggi in mostra non vennero al tempo rese pubbliche, perché pericolose per l’ideologia. «Ma la gente ama vedere altra gente che spende, non si fanno problemi se i loro eroi si vestono da principi», ribatte la curatrice. Dalle foto, non si capisce se Tito fosse più un re o il “padre della nazione”. «Penso entrambi. Insisteva nell’indossare completi bianchi, ma anche uniformi disegnate apposta per lui. Perché, parole sue, in un Paese di contadini, c’è un grande rispetto per il leader in battaglia e per le divise». Meno forse per un leader “modaiolo”. Ma questo lato di Tito gli jugoslavi dell’epoca non l’hanno mai conosciuto fino in fondo.

Cento visitatori ogni giorno
La mostra ha attratto l’interesse dei serbi e di tanti turisti stranieri. «Registriamo oltre 100 visitatori al giorno», specifica Danijela Hasko, impiegata al Museo. Tra questi, Maja Simic: «Sono una nostalgica. Le foto mostrano un Paese unito e forte. Peccato sia andata a finire male», commenta. Le fa eco Una Radovanovic, 20 anni. «Tito era un buon politico, nessun problema che acquistasse vestiti costosi. Girava il mondo per rappresentarci». «Troppo forte il contrasto con la vita della gente, Tito sembra un re, ma la Jugoslavia era socialista», ribatte un 50enne di Belgrado. Come dargli torto.

Foto della mostra

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