09. 01. 2014
Il Piccolo
Stefano Giantin

Rispuntano le pagelle dei bambini della Shoah

8695869119_8f33d93eba

Afias, Benmayor, Coen, Ezratty, Giomo, Isaluega, Lappas, Levi, Maissa, Marcos, Mordoh, Nahmias, Rousso, Sarfatti, Tazartes, Uziel, Zaraià. Una volta, nelle aule della scuola italiana “Umberto I” di Salonicco, in Grecia, quando maestri e professori pronunciavano quei cognomi, voci allegre o serie rispondevano «presente». Nessuno di loro poteva immaginare la bufera che si stava preparando, la Seconda guerra mondiale e la Shoah.
Ed erano proprio voci di bambini e ragazzi ebrei, nati tra il 1915 e il 1920, quelle che dicevano presente, spazzati via non dalla vecchiaia, ma dall’Olocausto. A riportarne in vita la memoria, una tempesta meteorologica. Tempesta con l’allagamento di vari locali che, qualche anno fa, costrinse – per uno scherzo della sorte – un collaboratore dell’Istituto italiano di cultura di Salonicco a correre «nei sotterranei» dell’edificio, per «salvare il salvabile». Se lo ricorda bene quel giorno, Antonio Crescenzi. «Mettendo da parte degli scatoloni» e salvando carte e faldoni, «mi è capitato di trovare un foglio che misi da parte», racconta con pazienza e gentilezza al telefono da Salonicco. Dopo qualche giorno, la prima scoperta.

«Era un tema, la composizione di un bambino dal titolo “Il giorno più bello della mia vita», firmato Alberto Modiano. Alberto che raccontava la sua felicità nell’apprendere che il suo babbo gli aveva «promesso di comprargli una bicicletta». Ma la sorpresa nell’aver scoperto il tema «si trasformò presto in tristezza», continua Crescenzi, perché ho subito pensato alla guerra», al destino che potrebbe aver avuto quel bambino. Un destino, almeno per Modiano, non del tutto crudele. «Si salvò dalla deportazione». Andò diversamente per la piccola Ester Saporta, «spedita ad Auschwitz». Anche Ester ha rivissuto per un attimo nelle mani di Crescenzi, con un tema simile a quello scritto da Modiano. Ester che raccontava «di un viaggio in Sudamerica», assieme alla famiglia, uno degli ultimi episodi felici della sua breve vita.

Ma quella dei temi non è stata l’unica scoperta, in quei sotterranei. Crescenzi ha individuato anche «registri di classe e diplomi di scuola media, del liceo scientifico e dell’istituto tecnico» Umberto I, dove studiavano Ester, Alberto e tanti altri ragazzi ebrei, scuola italiana su suolo greco «frequentata da Italiani e da numerosi stranieri», si legge nella Treccani, edizione 1936. Diplomi, 155 in tutto, che erano destinati ad «ebrei, alcuni di cittadinanza italiana» e altri figli di famiglie ebraiche di Salonicco, documentazione mai ritirata.

Perché? «La risposta ancora non ce l’ho», specifica Crescenzi, probabilmente alcuni non hanno fatto in tempo, altri avranno rimandato il ritiro e non ce l’hanno fatta». Non ce l’hanno fatta perché su Salonicco, con l’occupazione nazista, si abbatté con crudeltà estrema la mano dell’antisemitismo. Su 55mila ebrei dell’antica comunità cittadina, 50mila furono deportati nei campi di sterminio tedeschi. Solo 2mila circa riuscirono a sopravvivere. Anche fra i ragazzi della Umberto I in molti conobbero una fine spietata. «So per certo però, dato che collaboriamo con la comunità ebraica di Salonicco, che ventinove» dei 155 ragazzi «sono morti ad Auschwitz», altri «ventitré sono sopravvissuti» e poi sono emigrati negli Usa, in Israele, in Svezia.

Diplomi ritrovati che saranno consegnati ai loro familiari, settant’anni dopo, in quella che sarà certamente una cerimonia commovente, in programma in occasione della Giornata della Memoria. Una data e un anno scelti non a caso. Non è casuale perché Salonicco, chiosa Crescenzi, quest’anno sarà «la capitale europea della Gioventù», «alla ribalta nelle cronache e permetterà ai giovani», e non solo, di ricordare cos’è successo in quegli anni bui. Perché nessuno dimentichi.

Comments are closed.