31. 07. 2008
La Repubblica
Stefano Giantin

La gioia del “violoncellista di Sarajevo”. “Per noi superstiti dell’assedio è festa”

BELGRADO Nel ’92 commosse il mondo suonando per mesi nella città martire della guerra di Bosnia. Oggi Vedran Smailovic, il “violoncellista di Sarajevo”, vorrebbe festeggiare in musica l’estradizione di Karadzic. Sono passati sedici anni da quel 27 maggio quando una granata lanciata dalle postazioni serbo-bosniache uccise 22 persone in fila il pane. Smailovic, primo violoncellista dell’Orchestra sinfonica cittadina vide tutto dalla finestra, scese in strada e iniziò a suonare l’Adagio di Albinoni sulla voragine aperta dall’esplosione. Continuò a farlo per 22 giorni consecutivi, sempre alla stessa ora, per onorare ciascuna delle vittime. Poi cambiò posto, e per mesi andò avanti con la sua musica, perché la gente di Sarajevo non perdesse la speranza. Ora vive da anni in Irlanda del Nord, ma per un caso del destino ha vissuto nella sua città la gioia per l’arresto e l’estradizione del leader serbo-bosniaco.

Karadzic alla sbarra all’Aja. Che cosa ha provato?
“Ho chiamato subito i miei amici. Ci siamo fatti gli auguri l’un l’altro come se fosse Capodanno. Anche per i serbi che conosco l’arresto è stato un gran sollievo. Una festa. Io mi trovavo a Sarajevo per puro caso, sono tornato dopo anni su invito della cantante Joan Baez che desiderava rivedere le persone conosciute nel 1993 durante l’assedio”.

Che pensa della seconda vita da “guru” dell’ex leader serbo-bosniaco?
“Bisogna andare oltre le apparenze, scoprire chi ha organizzato la latitanza e vedere chi gli ha suggerito di camuffarsi in quel modo”.

Domani (oggi per chi legge, ndr) Karadzic sarà di fronte ai giudici. Guarderà l’udienza?
“Se lo farò, sarà per caso, come solo per un maledetto caso è entrato nella mia vita quel mostro di Karadzic. Mi auguro che questa volta sia fatta giustizia, non come nel caso di Milosevic o Biljana Plavsic”.

A Belgrado i nazionalisti accusano il Tribunale dell’Aja di perseguire solamente cittadini serbi. Cosa ne pensa?
“Io so chi sono le vittime. Sarajevo è stata sotto assedio, non Belgrado, Nis o Novi Sad. E gli stessi ortodossi di Sarajevo hanno sofferto la guerra, allo stesso modo dei cattolici e dei musulmani”.

Ha fiducia nel Tribunale?
“Non sono ottimista. Fino a oggi l’opera del Tribunale non è stata efficace. Negli Usa ai serial killer vengono comminati centinaia di anni di carcere. Può sembrare assurdo, ma se non altro si mette nero su bianco che quei criminali meritano secoli di prigione. Le sentenze all’Aja sono invece a sole due cifre, qualche decina di anni dietro le sbarre. Per mostri come Karadzic ci vorrebbero invece sei milioni di anni di carcere”.

Pensa che anche Ratko Mladic verrà presto arrestato?
“Mladic è un selvaggio, un mostro molto pericoloso. Sono sicuro che al carcere preferirebbe il suicidio”.

Cosa voleva ottenere quando nel 1992 scese in strada a suonare il suo violoncello sfidando i cecchini serbo-bosniaci?
“Non c’era alcunché di programmato, era impossibile pianificare in una zona di guerra. Riuscivo solo a piangere e i miei vicini mi consigliarono di uscire a suonare per le strade di Sarajevo. Iniziai a suonare e solo dopo un po’ mi resi conto che stavo intonando l’Adagio di Albinoni. Ho continuato a farlo per mesi, perché la gente mi diceva che se avessi smesso di suonare Sarajevo sarebbe caduta”.

Qual è il ricordo più brutto dei giorni dell’assedio?
“La prima granata, il primo incontro con il sangue. Per me la morte è il bianco delle ossa e dei muscoli dei corpi dilaniati dalle bombe”.

Ora vive in Irlanda del Nord. Ha mai pensato di tornare a Sarajevo?
“No. Anche i miei amici sono sparsi per il mondo. Io stesso ho trascorso 49 giorni in un lager, ho troppi brutti ricordi. Se Joan Baez non mi avesse invitato, non ci sarei tornato. Non è più la città di una volta”.

Perché?
“La mia Sarajevo non esiste più, sono rimaste solo le case e i palazzi. Le persone che ci vivono sono malate dentro. Basta il suono di una sola granata per cambiarti per sempre la vita e farti perdere la ragione”.

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