27. 10. 2011
Il Piccolo
Stefano Giantin

La criminalità italiana fattura 116 miliardi l’anno

BELGRADO Quanto costano all’Italia, in termini di ricchezza sottratta, il crimine organizzato e la mafia? Mentre il governo si appresta a tagliare il welfare e le pensioni per racimolare risorse anti-crisi, Unodc, agenzia delle Nazioni Unite specializzata nella lotta alla droga e alla criminalità, suggerisce una fonte alternativa a cui si potrebbe attingere: il denaro sporco dei delinquenti. L’indicazione affiora tra le righe dell’ultimo rapporto di Unodc, “Una stima dei flussi finanziari del traffico di droga e di altri crimini organizzati transnazionali”, reso pubblico il 25 ottobre.

Nelle 140 pagine del report i passi relativi all’Italia sono tanti. E tutti impressionanti. A partire dal dato più grave, il volume d’affari generato dal traffico di droga, di esseri umani e di armi e dallo smaltimento illegale dei rifiuti: 116 miliardi di euro l’anno, evasione esclusa. È l’equivalente del 7,7% del Pil nazionale, una cifra addirittura superiore alla media dei ricavi criminali nei Paesi in via di sviluppo (6,8%). Unodc giunge a questo risultato dall’analisi dei rapporti di varie organizzazioni, tra cui Sos Impresa, consorzio «di uomini d’affari riunitisi per difendersi dal racket mafioso». I numeri dell’associazione italiana sono superiori ai 116 miliardi segnalati da Unodc e toccano i 135 miliardi, l’8,9% del Pil. In Italia la piaga del crimine «è forse la più estesa in Europa. Nondimeno, quanto sono realistiche queste stime?», ci s’interroga nel rapporto. Lo sono, conferma Unodc, anche se leggermente inferiori a quelle di Sos Impresa di circa 20 miliardi. In pratica, l’Onu concede il suo imprimatur alle indagini dell’associazione anti-racket nata a Palermo nel ’91. In Italia, nel 2009, 60 miliardi di euro sarebbero stati garantiti ai criminali dal traffico di droga, 6 da quello delle armi, 15 dall’usura, 9 dal “pizzo”, 16 miliardi dalle “ecomafie”, 1,2 dal contrabbando, 7 da appalti e forniture. Le proporzioni del fenomeno criminale in Italia appaiono in tutta la loro gravità se confrontate con altri Paesi: tralasciando l’evasione fiscale, i proventi delle associazioni a delinquere negli Usa arrivano al 2,3% del Pil, all’1,2% nel Regno Unito, all’1,5% in Australia e all’1,3-1,7% in Germania e Olanda. Tutti ben lontani dal “record” italiano, ma guadagni comunque sicuri perché a livello mondiale «solo l’1% dei profitti del crimine ripuliti attraverso il riciclaggio vengono sequestrati e congelati».

Unodc ha cercato anche di spiegare le origini del problema droga e delinquenza. «Se ampi strati sociali percepiscono di non avere concrete chance di entrate decenti attraverso il duro lavoro e osservano come pochi vivano nel lusso senza far nulla, potrebbero essere tentati di intraprendere attività illegali», scrive l’agenzia. Che aggiunge: «Le ineguaglianze sociali possono essere lette come cause di una rapida espansione del crimine». Come cogliere in tempo il problema? Unodc suggerisce di usare il coefficiente di Gini, misura della diseguaglianza nella distribuzione del reddito. «In Italia, Regno Unito e Spagna, con coefficienti tra 35 e 37, il settore della droga si rafforza e il crimine organizzato ne beneficia». In altri Paesi, con un indice tra 22 e 25 (media Ue: 31), il problema è più limitato. Lo si legga come un suggerimento: ridurre le disuguaglianze significa anche contrastare la criminalità.

Il “business coca” 120mila spacciatori e 800mila clienti
Unodc ha il merito di aver fatto anche il punto sui proventi del traffico di droga a livello mondiale, «la più grande fonte di guadagno per il crimine transnazionale»: circa il 20% dei profitti arriva dagli stupefacenti, con un ricavo pari all’1% del Pil globale. In Italia, le stime citate da Unodc variano molto: dallo 0,4% al 3,9% del Pil. Ma il volume d’affari rimane sempre cospicuo, grazie alla domanda. L’Onu sottolinea come più di 800mila siano i consumatori di cocaina nel nostro Paese e 173.500 gli spacciatori, quasi 3 milioni gli “aficionados” della cannabis. Solo grazie alla cocaina, la mafia accumula almeno 1,2 miliardi di dollari da “ripulire” soprattutto attraverso «investimenti immobiliari, nella ristorazione, nei trasporti». Conseguenze: distorsioni sul mercato, dati macroeconomici falsati, minori investimenti esteri.

[download id="28" format="1"]

Facebook comments