19. 08. 2011
Il Piccolo
Stefano Giantin

Il piano della Slovacchia: sterilizzare le donne rom

La finalità: aiutare le famiglie povere con troppe bocche da sfamare. La soluzione: offrire alle donne anticoncezionali per evitare che procreino o addirittura la sterilizzazione gratuita. È un progetto che evoca sinistri fantasmi d’altri tempi, quello partorito dal ministero del Lavoro della Slovacchia, che sta elaborando una nuova legge, ancora in bozza, a favore delle comunità socialmente emarginate. Dietro il paravento dell’assistenza ai poveri, denunciano alcuni media locali, il vero obiettivo del programma sarebbe però la numerosa e mal tollerata comunità rom locale. Niente di meglio allora del controllo delle nascite per evitare che il “problema” si perpetui. «È un ulteriore passo verso il populismo», è il coro che s’è alzato dagli attivisti slovacchi pro-rom.

Sulla carta, l’idea di Bratislava non sarebbe malvagia. Mappare con precisione le comunità più povere del Paese – 700 circa, 200mila persone -, per sostenerle. «Ufficialmente, la proposta è focalizzata sulle persone svantaggiate che vivono in comunità socialmente isolate. Ma se si guarda ai criteri del programma, possiamo concludere che queste misure sono indirizzate soprattutto verso i rom», spiega la sociologa Elena Kriglerova Gallova. Meno critico Laco Oravec, avvocato ed esperto di discriminazione. «Tutte le donne povere devono avere accesso all’assistenza sanitaria e devono poter decidere quanti figli avere. Una delle forme dell’esclusione sociale e della segregazione sta nell’insufficiente accesso a un sistema sanitario di qualità. C’è anche accordo sul fatto che lo Stato debba fornire alle donne povere contraccezione e sterilizzazione gratuita o a basso prezzo. D’altra parte, bisogna dire che tutto ciò funziona solo se c’è un’adeguata informazione sui diritti riproduttivi, se non c’è pressione sulle donne, se c’è un consenso informato in ogni momento. Può essere una misura molto progressista per la comunità rom e per le donne in generale».

Il nodo rimane però la sterilizzazione. In questo caso è volontaria, ma la Slovacchia vanta un triste primato di sterilizzazioni coatte dei rom, sia durante il socialismo, sia in epoche più recenti. Gli ultimi casi nel 2007. «Non ho problemi riguardo agli anticoncezionali, molto cari in Slovacchia, ma la sterilizzazione lancia un messaggio simbolico alle comunità: non vogliamo che abbiate bambini. La contraccezione – aggiunge la sociologa Gallova -, è qualcosa di temporaneo, ma la sterilizzazione è definitiva». Definitiva e spaventosa come concetto, soprattutto se alla fine è indirizzata contro una singola etnia. «Se ci fosse un qualsiasi tipo di coercizione, saremmo molto preoccupati. Il governo dovrebbe procedere cautamente, memore dell’eredità delle sterilizzazioni obbligate in Cecoslovacchia e Slovacchia. E del fatto che non ha ancora riconosciuto la responsabilità statale nello sterilizzare le donne rom contro il loro volere, non si è scusato, né ha pagato i danni», spiega Robert Kushen, direttore esecutivo dello European Roma Rights Centre, una delle più attive e autorevoli ong che si battono per i diritti dei rom.

Vari processi contro Bratislava sono ancora aperti davanti alla Corte Europea per i Diritti Umani, proprio in relazione alla sterilizzazione forzosa di donne rom, imposte dopo la caduta del regime socialista. «Prima di iniziare a pensare a un nuovo piano che includa sterilizzazione e controllo delle nascite, il governo dovrebbe fare i conti con la questione, scusarsi e pensare a un risarcimento per le vittime», ribadisce Kushen.
Potrebbero esserci ragioni politiche dietro l’idea della sterilizzazione? «Difficile dirlo. Il Segretario di Stato per gli affari dei rom, Lucia Nicholsonova, è impegnata a trovare buone soluzioni contro l’esclusione dei rom. Non so se c’è stato un cambio d’indirizzo politico. Ovviamente, la popolazione rom nella regione cresce a un livello maggiore di quello del resto della popolazione. Le soluzioni non sono però la sterilizzazione e il controllo delle nascite, ma fornire istruzione, assistenza sanitaria, abitazioni e opportunità d’impiego». Per ora il Paese rimane poco “rom-friendly” e poco disposto a dare una chance ai rom. La gente «è molto ostile verso i rom e il governo non ha mostrato una volontà politica significativa nel combattere il problema dell’esclusione, che sta solo peggiorando», conclude Kushen.

Nel frattempo, la paura di uno scandalo internazionale potrebbe almeno indurre l’esecutivo slovacco a tornare sui propri passi. «La coalizione di governo è ora divisa sull’argomento. I cristiano democratici sono contro, i liberali a favore», spiega Jan Krempasky, giornalista del quotidiano Sme, uno dei primi a denunciare la vicenda. Che poi rivela: «Ho parlato con il ministro del Lavoro e mi ha confermato che i liberali ci stanno ripensando e sono pronti a ritirare la proposta». Forse perché si sono resi conti che ci sono modi ben più civili per affrontare la “questione rom”.

La Ong più autorevole critica anche Roma
Anche l’Italia non vanta particolari record di tolleranza e di rispetto dei diritti della comunità rom. Secondo lo European Roma Rights Centre, tra il marzo e il maggio 2011 oltre 150 sgomberi forzati sono stati effettuati solo a Roma. Vittime: 1800 rom, inclusi centinaia di bambini. «Questi sgomberi violano le leggi internazionali e gli standard che li regolano e che l’Italia deve rispettare», si legge in un comunicato congiunto di ERRC e associazione italiana “21 Luglio”. «Le autorità di Roma non hanno informato in anticipo degli sgomberi e non hanno offerto alloggi alternativi, mentre abitazioni e beni personali dei rom sono stati arbitrariamente distrutti».

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