
Zagabria entrerà nell’Ue, ma su tempi e modi regna ancora confusione tra i Paesi membri dell’Unione. I commenti, ufficiali e non, dopo la cena di lavoro del 23 maggio a Bruxelles tra i ministri degli Esteri dei 27 Paesi membri, hanno messo in allarme Zagabria. La Croazia è sicura di avere a fianco un nocciolo duro di capitali Ue – tra cui Roma – che spingono per la chiusura degli ultimi 5 capitoli negoziali e per la conclusione delle trattative per l’adesione della Croazia entro il 30 giugno. E soprattutto incalzano per dare «luce verde» all’ingresso di Zagabria nel club europeo più prestigioso il 1° luglio 2013, data certa per i media croati. Ma Parigi, Amsterdam e Londra starebbero premendo per un nuovo “meccanismo di controllo” – rapporti trimestrali da inviare a Bruxelles prima dell’ingresso ufficiale croato nell’Ue – che imponga ai croati di non abbandonare, in particolare, la strada della lotta alla corruzione. Se Zagabria prenderà brutti voti, l’entrata nell’Ue potrebbe essere posticipata e rallentato il flusso dei sostanziosi fondi Ue.
«La Croazia da tempo è sotto osservazione, soprattutto sui criminali di guerra. Un sistema nuovo potrebbe essere superfluo, ma dietro forse c’è chi teme le capacità dell’Ue di assorbire altri membri. Potrebbe essere una tattica di stallo», suggerisce Tomas Valasek del think tank Center for European Reform. «Rispetto a Romania e Bulgaria, la Croazia è più matura. È stata una decisione politica ammettere così presto nell’Ue Bucarest e Sofia. Penso che i croati vadano accolti e che il meccanismo di monitoraggio non sia buona idea. Nell’Ue si tende a rimandare per ragioni di politica interna», osserva Erhard Busek, ex vicecancelliere austriaco e coordinatore della South European Cooperative Initiative. «Tutti i partiti politici sono pronti ad accettare un sistema di controllo», spiega invece l’analista politico croato Davor Gjenero. «Se i negoziati non si concludono però entro giugno-luglio, affiorerà un pericoloso sentimento anti-europeo. In autunno inizierà poi il periodo pre-elezioni politiche, tutti si occuperanno solo di campagna elettorale. La Croazia potrebbe perdere tempo prezioso per l’ingresso nell’Ue», mette in guardia l’analista.
Ma l’Italia è fra i Paesi che vuole evitare questo rischio, impedendo che passi la linea dura contro Zagabria. «La larga maggioranza dei Paesi europei è convinta che occorra una risposta politica favorevole alle aspettative della Croazia. I dubbi di alcuni Paesi si superano con la dimostrazione che la Croazia – come io credo – ha raggiunto risultati adeguati nel programma di riforme richieste dall’acquis europeo per l’ingresso nell’Unione», spiega il ministro degli Esteri, Franco Frattini.
«Non crediamo che una clausola di monitoraggio – aggiunge il ministro – sia l’opzione preferibile e soprattutto che essa non debba riferirsi al periodo successivo all’adesione. Potremmo semmai prevedere un meccanismo di accompagnamento sull’applicazione pratica dell’acquis dal giorno della firma del Trattato di adesione fino alla data di effettivo ingresso nell’Unione. Un monitoraggio post-adesione, specialmente se collegato al futuro ingresso nell’area Schengen, rischierebbe di significare che un Paese che ha firmato il Trattato di adesione non è in realtà effettivamente pronto, e soprattutto supererebbe la regola finora osservata, e cioè che l’ingresso o meno dipenda da risultati tecnicamente valutati dalla Commissione, che non dovrebbero essere oggetto di veti o condizionamenti di tipo politico». Anche sui tempi, il titolare della Farnesina è fiducioso: saranno giugno 2011 per la fine dei negoziati e luglio 2013 per l’adesione. E «l’Italia lavora affinché quelle date si traducano in realtà».
