29. 11. 2011
Il Piccolo
Stefano Giantin

Allarme Ocse: i gas serra raggiungono livelli record

Se i governi non agiranno al più presto, il mondo rischia di subire danni irreversibili a causa di un «cambiamento climatico catastrofico». L’annuncio del pericolo incombente non è dato da una conventicola di millenaristi o dagli ambientalisti più radicali, bensì dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse), di certo non tacciabile di usare toni allarmistici per attirare l’attenzione su di sé.

Studio inedito La “Visione generale sull’ambiente fino al 2050”, un rapporto ancora in bozza che sarà presentato al pubblico solo nel 2012, parla chiaro e fa rabbrividire. Se il mondo non inizia ad affrontare seriamente il problema del consumo energetico, entro il 2050 «le emissioni globali di gas serra cresceranno del 50%, in gran parte a causa della domanda di energia e della crescita economica delle principali economie emergenti». Un aumento di tal portata delle emissioni, spiega l’organizzazione parigina, influisce drammaticamente sui cambiamenti climatici, «un rischio globale sistemico per la società». Questo perché «minaccia gli elementi basi della vita, l’accesso all’acqua, la produzione alimentare, l’uso della terra». La crisi economica ha allentato l’attenzione sul problema. Oggi sarebbe inimmaginabile un Nobel come quello assegnato nel 2007 ad Al Gore per il suo impegno nel sensibilizzare l’opinione pubblica sulle modificazioni climatiche. Secondo l’Ocse, tuttavia, sarebbe il caso di riflettere su ciò che sta accadendo sulla Terra, anche perché una crisi ambientale avrebbe serie ripercussioni anche sull’economia, «causando un perdita permanente del consumo mondiale pro capite di oltre il 14%».

Le priorità Il rapporto Ocse, distribuito in anteprima alla stampa, segnala con dei “semafori rossi” i punti deboli del sistema ambientale globale. Il primo, il più impellente, quello delle «emissioni di gas serra», che malgrado la crisi hanno raggiunto «il record di tutti i tempi con 30,6 gigatonnellate nel 2010». A questo ritmo, i gas serra – responsabili, tra l’altro, del buco nell’ozono e dell’alterazione dell’equilibrio termico planetario – «aumenteranno del 50%» in meno di quarant’anni. Non possiamo permettercelo. Se nulla verrà fatto, le temperature cresceranno di 3-6 gradi centigradi prima della fine del secolo, avvisa l’Ocse. Non è poco, perché un aumento del genere «continuerà ad alterare i pattern delle precipitazioni, scioglierà i ghiacciai, causerà un aumento del livello del mare e intensificherà la ricorrenza di catastrofi naturali drammatiche». Un palliativo, rappresentato «dall’aumento dell’efficienza energetica» in Paesi come Brasile, Russia, Cina, India, Indonesia, Sudafrica (Briics), avrà effetti limitati, «perché i miglioramenti a livello regionale verranno cancellati dall’irrobustimento della domanda energetica globale».

Che fare L’Ocse si è giustamente chiesta come scongiurare il rischio di superare il punto di non ritorno ed «evitare oscure prospettive», limitando «l’aumento della temperatura media globale a due gradi centigradi». Fare poco o nulla «costerebbe di più» delle misure consigliate sia in termini di Pil, sia in danni ambientali, chiosano gli analisti dell’organizzazione. «Il mondo, col passare degli anni, si sta rinchiudendo in un sistema energetico basato sul carbone» e l’unico modo responsabile per intervenire sarebbe quello di «chiudere prematuramente le centrali» più inquinanti cominciando a fissare alte tasse per le emissioni e l’uso del carbone già «nel 2013». Al più presto, dunque, «perché la finestra di opportunità si sta chiudendo velocemente», ha specificato il segretario generale dell’organizzazione, Angel Gurria. Sempre l’Ocse suggerisce caldamente ai governi, tra le misure prioritarie contro la Co2 e per adattarsi ai cambiamenti nell’uso dell’energia, di puntare con vigore sull’innovazione: il futuro è fatto di biomasse, cattura e stoccaggio della Co2, efficienza energetica, «decarbonizzazione». Ma anche i singoli devono fare la loro parte, riducendo «l’uso di energia “sporca”» per cucinare e per riscaldare le abitazioni. Il tutto costerà circa il «5,5 per cento del Pil globale» fino al 2050. Un costo alto, ma assolutamente inferiore alla caduta del 14% nei consumi stimata come effetto delle catastrofi climatiche nello scenario peggiore: quello cioè in cui governi e cittadini perseverano nella politica dello struzzo.

pdf Outlook to 2050 Climate Change, 10 downloads
pdf OECD Climate Change Report, 11 downloads

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