07. 01. 2012
Il Piccolo
Stefano Giantin

Democrazie in Europa e Usa erose dalla crisi economica

L’economia globale è malata, ha la febbre alta, ma anche il sistema democratico non sta tanto bene. Anzi, in un anno, il suo quadro clinico si è aggravato. La preoccupante diagnosi è fatta dagli esperti dell’Economist Intelligence Unit (Eiu), il “braccio analitico” del gruppo giornalistico a cui fa capo anche il più autorevole settimanale londinese fondato nel 1843. La quarta edizione del “Democracy Index”, il rapporto annuale che «fornisce un quadro sullo stato delle democrazie» in 167 Paesi nel mondo, è significativamente intitolato “Democrazia sotto stress”.

MESI TURBOLENTI Quello che si è appena chiuso è stato un anno difficile, segnato dalla recrudescenza della crisi economica. Ma anche i sistemi politici dell’Occidente, di certo non solo dal 2011, sono entrati in una sorta di «recessione della democrazia», avverte il rapporto. «Negli ultimi cinque anni, c’è stato un regresso nei processi democratici e la crisi finanziaria globale ha accentuato questi trend negativi». Le aree più colpite dalla “regressione” sono state la vicina Europa orientale – dove ci si chiede quanto stabile sia la «transizione democratica» – ma anche l’America Latina, distinta da un ritorno al populismo e dall’erosione delle libertà dei media. Ue e Usa non fanno purtroppo eccezione e vivono un’epoca marcata da «un precipitoso declino della partecipazione politica, dalla debolezza funzionale dei governi e da limitazioni alle libertà civili», che hanno un sempre maggior «effetto corrosivo» anche sulle democrazie più antiche e salde.

IL QUADRO «Sebbene la metà dei Paesi possano essere considerati democrazie», l’indice segnala che quelle «complete» sono solo 25 (11% della popolazione mondiale), mentre 53 – tra cui il Belpaese – vivacchiano o sono state di recente relegate nella “serie B”, quella delle «democrazie imperfette», in cui competono squadre storicamente di alta classifica come quelle di Francia, Grecia e Italia – retrocesse nel 2010 – e del Portogallo, la new entry del 2011. Ancora più in basso si collocano i «regimi ibridi» (un esempio, la Bosnia), democrazie spesso solo sulla carta e concentrate soprattutto nell’Est Europa e in America del Sud, e infine i «regimi autoritari», nei quali vivono ben 2,6 miliardi di persone.

ANNUS HORRIBILIS L’anno appena trascorso ha visto «le democrazie essere sotto pressione in molte parti del mondo». Il punteggio democratico di 48 Paesi su 167 è diminuito, in particolare nella “Nuova Europa”, gli Stati entrati nell’Ue negli ultimi dieci anni, mentre in Russia «un lungo processo di involuzione è culminato nel declassamento da regime ibrido ad autoritario». Il tandem Putin-Medvedev e la decisione, «cinica», dello “zar” Vladimir di farsi rieleggere presidente non è piaciuta affatto oltremanica. Coloro che hanno intrapreso invece il percorso opposto sono la Tunisia – con miglioramenti record nello score democratico dopo la “Primavera araba” – Mauritania, Niger e Zambia.

L’AUSTERITY Cosa ci aspetta nel 2012? Forse una nuova «erosione della democrazia» causata anche dalle risposte alla crisi dell’Eurozona. Già dal 2010, si legge nell’Indice, «quindici Paesi» dell’Europa occidentale «hanno visto diminuire il proprio punteggio a causa della crisi». E ancor peggio, «in due casi, Grecia e Italia, politici democraticamente eletti sono stati rimpiazzati da tecnocrati», mentre si registra una generalizzata «diminuzione della coesione sociale e della fiducia nelle istituzioni. Un quadro che sembra calzare a pennello per l’Italia del 2012, che perde ancora due posizioni in classifica rispetto al 2010 e incassa voti sempre più bassi, una modesta sufficienza, soprattutto in aree-chiave come il funzionamento del governo e la partecipazione politica.

COS’E’ IL DEMOCRACY INDEX
L’Indice compilato dall’Economist esamina ogni anno lo stato di salute della democrazia nel mondo. Un team di analisti ed esperti contattati dal settimanale, la cui identità non viene mai rivelata, risponde a una sessantina di domande che portano a dare un voto – su una scala da 1 a 10 – ai vari Paesi del globo in cinque “materie” fondamentali: pluralismo e processi elettorali, funzionamento del governo, partecipazione e cultura politica, libertà civili. L’Italia è stata “retrocessa” nel 2010 a «democrazia imperfetta», in particolare a causa del controllo diretto e indiretto sui media da parte del passato governo. Oggi, il nostro Paese galleggia al 31esimo posto della classifica mondiale, superato di poco da Slovenia, Francia, Portogallo e Capo Verde.

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