
La crisi è tornata, ancora più virulenta, l’Euro mostra pericolosi segni di instabilità, l’occupazione non cresce. E l’Europa si domanda con sempre maggior frequenza, in questo trambusto, cosa passi nella testa dei suoi cittadini. Con una nuova edizione di Eurobarometro, lo strumento che serve alla Commissione Ue per verificare gli umori degli europei, Bruxelles ha svelato le angosce e i timori – collegati a lavoro, occupazione, povertà e politiche sociali – che affliggono gli abitanti del Vecchio Continente. «La situazione in ciascun Paese Ue è differente, ma in generale c’è un chiaro scontento popolare tra gli europei per colpa della perdita di posti di lavoro e per i tagli nella spesa pubblica», esordisce il rapporto “Impiego e politiche sociali”, sottolineando poi che in Europa ci sono oggi 23 milioni di disoccupati.
Occupazione Malgrado la recrudescenza della crisi, il numero di europei che continuano a essere fiduciosi nel mantenimento del proprio posto di lavoro è addirittura in leggero aumento (+2%) rispetto al 2009. Oggi, il 43% degli intervistati si dice molto ottimista sul proprio futuro lavorativo, il 39% si dichiara abbastanza fiducioso, mentre l’11% teme che perderà presto il proprio impiego e il 4% ne è quasi certo. Le percentuali differiscono da Paese a Paese, con l’Italia che si colloca fra i meno ottimisti: il 14% nutre scarsa fiducia nella possibilità di sottrarsi al baratro della disoccupazione, il 4% è assolutamente pessimista, mentre addirittura un 55%, contro il 39 a livello Ue, si dice abbastanza fiducioso e, infine, un italiano su quattro molto fiducioso.
Povertà «Una crescente maggioranza degli europei pensa che la povertà sia generalmente in aumento», illustra il sondaggio, che rileva un +3% tra quelli che ritengono (87% in totale) che la miseria sia un problema diffuso, aggravatosi negli ultimi tre anni, con picchi comprensibili e percentuali bulgare in Grecia (99%) e Spagna (98%), due fra i Paesi più flagellati dalla crisi. Interessante notare che fra le persone che hanno cambiato idea più radicalmente negli scorsi mesi rispetto al problema povertà ci siano proprio gli italiani. I più massicci cambiamenti di opinione sono stati osservati «a Cipro, dove il 61% pensa che la povertà sia aumentata di molto rispetto al 21% del 2010, in Grecia (dal 55% all’80) e in Italia», oggi al 43% rispetto al 19% di un anno fa. Bocciate poi le misure pubbliche per combattere il fenomeno: meno di un europeo su cinque reputa che qualcosa di concreto sia stato fatto. I più critici nei confronti dei propri governi rispetto alla lotta anti-povertà sono greci e romeni, lettoni e sloveni. Di contro, lussemburghesi e olandesi hanno optato invece per un voto positivo alle rispettive politiche sociali dei propri Stati.
Exit strategy Il 44% degli europei e il 27 fra gli italiani pensa ormai che il lavoro a tempo indeterminato, per tutta la vita, «sia ormai un retaggio del passato» e il 33% auspica ancora maggiore flessibilità del mercato del lavoro (89% in Slovenia, solo 25 in Italia), un intervistato su due valuta che i corsi di formazione aumentino le chance di mantenere il proprio impiego corrente. Ma nel caso di licenziamento o fallimento della propria azienda, come reagire? Il 48% (39 in Italia) farebbe domanda «per lo stesso tipo di lavoro, nella stessa località, ma per un’altra azienda», mentre il 21 (16 in Italia) cercherebbe un lavoro diverso «ma nella stessa località», segno che la mobilità geografica è ancora un concetto astratto, in Europa. Solo l’11% nel continente e nel nostro Paese sarebbe disposto a traslocare per lavorare, mentre il 12% (16 in Italia) progetterebbe di «aprire un’attività in proprio, senza dipendenti», seguito da un 3% che mira anche ad avere dei sottoposti, pensando un po’ più in grande.









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