03. 01. 2014
Il Piccolo
Stefano Giantin

Berlino spaccata sui permessi di lavoro

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Il Vecchio continente è un unicum indivisibile, l’Europa unita una conquista indiscutibile e solidissima, ricordano a ogni piè sospinto gli europeisti convinti e i discorsi ufficiali dell’intellighenzia di Bruxelles. Insieme per sempre, s’intoni l’Inno alla Gioia. Ma bastano avvenimenti anche di scarso rilievo per dimostrare quanto siano ancora fragili le fondamenta dell’Unione e i vincoli di solidarietà tra nazioni europee.

Avvenimenti come la definitiva caduta delle restrizioni per rumeni e bulgari, che dal primo gennaio possono accedere liberamente al mercato del lavoro Ue, inclusi quello degli Stati membri che avevano scelto nel 2007 la strada delle limitazioni per i cittadini di Sofia e Bucarest, tra cui Austria, Belgio, Francia, Spagna, Regno Unito, Germania. E proprio a Berlino, dopo Londra, la caduta dei paletti ha scatenato un mini-terremoto politico nella Grosse Koalition da poco varata. Gli «emigranti» che fuggono «dalla povertà» devono essere fermati, il governo trovi una maniera per stoppare il temuto fenomeno, potenzialmente disastroso per «lo stato sociale» tedesco, l’appello lanciato dalla Csu, il braccio bavarese del partito di Angela Merkel. E Bruxelles «non faccia ostruzionismo, è nostro diritto avere norme» ad hoc per fronteggiare il pericolo. Appello – simile a quello del premier inglese Cameron – a cui ieri è stato costretto a rispondere il ministro degli Esteri tedesco, il socialdemocratico Frank-Walter Steinmeier. Steinmeier che ha tuonato, ricordando che la «libertà di movimento» e «la libera circolazione dei lavoratori» devono rimanere i pilastri dell’Ue. E che la Germania è stata fra i Paesi che da sempre «più hanno beneficiato» dall’afflusso d’immigrati. Basta con «stupidi slogan» xenofobici, gli ha fatto eco il collega di partito, Michael Roth. Parole che non hanno convinto la Csu e che avranno fatto sorridere Marine Le Pen, leader dell’estrema destra francese. Le Pen che ha parlato ieri di mossa «assurda» a proposito dell’apertura dei «mercati del lavoro, in tempo di disoccupazione di massa», un «segnale» dannoso che trasformerebbe «l’Europa occidentale e la Francia» nella terra promessa dei “poveri” dell’Est.

Peccato per Le Pen e per la Csu che le prenotazioni di viaggi per i prossimi mesi da Bucarest e Sofia verso i Paesi Ue più ricchi abbiano registrato una diminuzione rispetto a inizio 2013. Poche le eccezioni, come quella di Victor Spiresau, primo rumeno a sbarcare a Londra dopo la caduta delle limitazioni per lavorare in un autolavaggio. Spiresau, l’altra faccia dell’Europa unita, barba lunga, cappello invernale in testa, che è stato circondato da giornalisti e perfino politici inglesi, osservato come un animale raro. Stupito da tante attenzioni, il giovane non ha potuto che ribadire il concetto. «Son qui solo per lavorare». E «non ho nessuna intenzione di rimanere, metto via un po’ di denaro e me ne torno in Romania».

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