31. 10. 2013
Il Piccolo
Stefano Giantin

Armi ai ribelli, Assad perdona Zagabria

M60 Jabhat al-Nusra

Ci avete tradito, ma non è stata solo colpa vostra. E quando la tempesta sarà passata, amici come prima. Potrebbe sintetizzarsi così la posizione del regime di Bashar Al-Assad nei confronti della Croazia, pedina nel presunto caso della mega-vendita di armi, di produzione nazionale o provenienti dai vecchi arsenali jugoslavi, ai ribelli siriani. Un traffico – sempre seccamente smentito da Zagabria -, denunciato già a febbraio dal blogger Eliot Higgins, rilanciato dal New York Times e dalla stampa croata.

Un affare oscuro che è stato ora riportato alla ribalta dalle dichiarazioni del ministro dell’Informazione del regime siriano, Omran al-Zoubi, intervistato a Damasco dal “Vecernji list”. Dichiarazioni certo da prendere con le molle, visto il mittente, ma nondimeno importanti. Al-Zoubi che, provocato sul tema della possibile presenza a fianco dei ribelli di guerriglieri volontari dai Balcani, ha risposto sia a quella domanda, sia sulla questione dei lanciagranate e dei mitragliatori “made in Croatia”. Sì, ha specificato il ministro, i Balcani sono presenti attivamente nel conflitto. Ci sono tra i «jihadisti» cittadini di «Bosnia, Montenegro, Serbia, Macedonia e Kosovo», ha elencato al-Zoubi. Dalla Croazia, invece, «solo armi». Impossibile conoscerne il numero esatto, ha aggiunto il rappresentante di Assad, ma ciò che è certo è che «nelle mani dei ribelli sono arrivate armi dalla Croazia, pagate dall’Arabia Saudita». Una conferma, dunque, alle speculazioni della stampa, non solo balcanica, che avevano descritto la triangolazione messa in piedi per armare i nemici di Assad. Con il beneplacito di Washington, l’Arabia Saudita avrebbe aperto il portafoglio e pagato le armi, croate ed “ex Jugo”, trasportate poi con decine di cargo da Zagabria alle zone controllate dai ribelli attraverso la Giordania.

Zagabria che però non deve temere l’ira siriana, ha infine rassicurato al-Zoubi, definendo così implicitamente inutile la mossa del ritiro dei caschi blu di Zagabria dal Golan, avvenuta a primavera, per timore di ritorsioni di Damasco. Certo, chi «ha spedito le armi» ai ribelli è complice del «bagno di sangue» in Siria e «ne pagherà le conseguenze», ha minacciato il siriano. Ma la Croazia non sarà fra questi, perché semplice pedina di un gioco più grande, in cui Zagabria sarebbe finita su «pressioni Ue». A conferma che la Siria non vede nella Croazia un “nemico”, il fatto che i contatti tra Zagabria e Damasco, questa la versione del ministro, non si sarebbero mai interrotti, neppure dopo la «sventurata» vendita delle armi. E continueranno, quelli petroliferi in testa, dopo che «le nuvole nere» che incombono sulla Siria si saranno dissolte, la speranza del morente regime. Rimane da vedere tuttavia chi, a quel punto, regnerà su Damasco. Se Assad o qualcuno che ora combatte la dittatura tra le file dell’opposizione armata, forse anche con armi croate in pugno.

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