26. 11. 2011
Il Piccolo
Stefano Giantin

Agli europei la recessione fa più paura del terrorismo

TRIESTE Dalla crisi economica ai cybercriminali, dai fondamentalismi religiosi alla piccola criminalità, dalla povertà alle guerre. Di cosa hanno maggior paura gli europei dei nostri giorni? La risposta a questa domanda fondamentale è giunta ieri grazie a un’edizione speciale dell’Eurobarometro. Intitolato in ambito “Sicurezza interna”, il sondaggio Ue – 26mila le persone oltre i 15 anni intervistate – voleva scoprire le «percezioni del pubblico», in un contesto storico dove sì «gran parte degli europei vive in relativa sicurezza», ma nel quale anche «le sfide alla pace sono in aumento».

Qual è oggi l’incubo peggiore in Europa? Domanda forse retorica, ma la risposta data dall’Eurobarometro è «la crisi economica e finanziaria», votata in media dal 34% degli interrogati, ma addirittura dal 44% degli italiani. Subito a ruota segue «il terrorismo» con addirittura il 33%, mentre più distanziati appaiono il «crimine organizzato» (21%) e la «povertà» (18%), un tema strettamente legato alle turbolenze del sistema economico.

Dopo aver fornito i dati generali nel contesto europeo, Bruxelles nota però che «la proporzione delle risposte nazione per nazione varia considerevolmente» e sottolinea poi che, oltre alla crisi, quasi generalmente la spada di Damocle che gli europei immaginano penderà sulle loro teste nel prossimo futuro sarà composta da una mescolanza di «terrorismo e crimine organizzato, disastri ambientali, cybercrime e insicurezza delle frontiere Ue». Un cittadino su quattro «pensa che la Ue non faccia abbastanza per affrontare i problemi chiave di sicurezza», mentre un grado maggiore di soddisfazione (50%) è riservato all’impegno dei governi nazionali. Sul piano internazionale, invece, due terzi dell’Europa ritiene che la sicurezza interna «dipenda da eventi e sviluppi esterni» all’Ue. Ed è interessante scoprire che la Russia occupa il secondo posto, seguita da Cina e Turchia e dopo gli Usa, del «partner preferenziale» in termini di sicurezza.

Utile per capire lo stato d’animo dei cittadini dell’Europa unita è leggere i dati nazionali forniti da Eurobarometro. La crisi economica è l’incubo ricorrente per il 61% degli irlandesi, per il 57% degli spagnoli, il 56% dei greci e per un ungherese su due. Francesi (15%) e svedesi (17%) sembrano essere invece sicuri che la recessione globale non toccherà il proprio Paese e i propri portafogli. Il terrorismo è in cima ai pensieri dei danesi (55%), forse ancora scottati dal caso delle vignette “blasfeme” contro Maometto, pubblicate negli anni scorsi da alcuni quotidiani, poi finiti nel mirino dei fondamentalisti islamici. Nessun timore di bombe e assassinii in Slovenia (3%) e Lettonia (2%).

Ben più pressante, soprattutto nell’Europa del sud e dell’est, è il timore di precipitare presto nell’indigenza a causa della crisi. «La povertà è la sfida più sentita» dagli intervistati in Bulgaria (60%), Romania (55%), Ungheria (51%) e Grecia (50%). L’Italia si distacca di molto: il 18% dei nostri connazionali vede la miseria come un rischio concreto. Sul fronte criminalità organizzata, i più preoccupati sono, a sorpresa, gli irlandesi (45%), i cechi e gli austriaci (39%), mentre la corruzione, come confermano i vari rapporti di Transparency International, è una questione cruciale in Romania (56%), seguita però dalla vicina Slovenia. Tra Maribor e Lubiana, quasi uno sloveno su due identifica ormai le mazzette come un problema di sicurezza interna. Sul fronte dell’immigrazione illegale, Bruxelles svela che solo il 13% degli europei la vive come la sfida principale, ma le percentuali aumentano nei Paesi del Mediterraneo orientale, la vera porta per i clandestini: si passa dal 55% dei ciprioti al 38% dei maltesi, al 28 dei greci e al 24 degli italiani, mentre i meno impauriti risiedono in regioni storicamente d’emigrazione come Polonia, Romania e Bulgaria. Molto meno sentiti sono invece i rischi di catastrofi naturali e cambiamenti climatici (11% in media), del cybercrimine (10%), di disastri nucleari (8% ma con un picco del 19% in Germania e del 14% in Austria) e quelli collegati al fondamentalismo religioso (6%).

Il timore di un conflitto o di guerre civili è invece più remoto: solo il 4% degli europei li avverte come una minaccia incombente per la sicurezza europea. Tuttavia, forse influenzati dalle tensioni in Egitto e in Siria e dal recente conflitto in Libia, che ha generato apprensione per un possibile effetto domino in tutto il Nord Africa, la percentuale sale in Italia al 9%. E qui siamo primi in Europa.

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