
BELGRADO Sareste disposti a rinunciare al sistema democratico in cambio della prosperità economica? Una risposta affermativa alla proposta indecente potrebbe arrivare da quasi la metà dei cittadini di un Paese europeo in profonda crisi economica, l’Ungheria. Lo rivela un sondaggio dell’Istituto Nezopont, agenzia ungherese specializzata in analisi e ricerche politiche, condotto a ottobre su un campione di mille intervistati e commissionato dal quotidiano conservatore di Budapest, Magyar Nemzet. Secondo l’indagine, quasi un ungherese su due sarebbe propenso a passare a un «sistema autocratico di destra o di sinistra», sempre che il nuovo regime «assicuri rapidi progressi economici», riporta il quotidiano. Alla domanda ha risposto «sicuramente sì» il 29%, un 16% si è detto generalmente bendisposto, mentre il 10% degli intervistati si è dichiarato indeciso rispetto alla proposta e solo il 34% l’ha rigettata in toto.
Interessante la suddivisione dei pareri in base alle preferenze politiche degli intervistati. Il 65% dei cittadini di Budapest che votano Jobbik, il partito di estrema destra ungherese anti-rom e ultranazionalista, si è proclamato favorevole al passaggio dalla democrazia all’autocrazia. Percentuali simili sono state rilevate tra gli elettori dell’Mszp, il partito socialista dal 2010 all’opposizione dopo essere crollato nelle preferenze dal 49% a un misero 20%. Relativamente modesto, invece, il fascino di un governo autocratico sui verdi liberali dell’Lmp (38%) e sui fedelissimi della Fidesz, partito di maggioranza assoluta del premier Viktor Orban, accusato da opposizione interna e osservatori internazionali di aver già operato una silenziosa “svolta autoritaria” a Budapest: solo un terzo gradirebbe il passaggio a una dittatura per guadagnare un maggior benessere economico. Le percentuali pro-autocrazia cambiano anche in base al livello di scolarizzazione degli intervistati: dal 34% di sì fra gli ungheresi con bassa formazione al 18% di favorevoli tra i laureati.
I numeri-choc segnalati da Nezopont sorprendono fino a un certo punto. A fine 2009, un’indagine del think tank americano Pew Research Center aveva registrato un 94% di ungheresi scontenti della situazione economica del proprio Paese, mentre un 72% ammetteva di stare meglio sotto il comunismo. L’unica differenza tra oggi e due anni fa era il grado di soddisfazione verso la democrazia, allora al 77%.









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