04. 05. 2011
Il Piccolo
Stefano Giantin

Un canale unirà Egeo e Mar Nero

Una rappresentazione del futuro canale

BELGRADO Promessa elettorale per rastrellare voti alle elezioni di giugno o visione che potrebbe realizzarsi facendo grande la Turchia. L’unica cosa certa è che al progetto annunciato in gran pompa dal premier turco Recep Erdogan va stretto l’aggettivo ambizioso.

Erdogan ha svelato i piani di costruzione di un canale artificiale che unirà l’Egeo al mar Nero via mar di Marmara, bypassando il congestionato Bosforo. Il «Canale Istanbul» sarà lungo 45 km, largo 150 metri e profondo 25, misure più che sufficienti per permettere il transito alle superpetroliere che oggi intasano il «vecchio» e pericoloso Bosforo, a una media di 100 al giorno. «Sarà il canale del secolo, un progetto che non potrà neppure essere paragonato a Panama o Suez», ha affermato spavaldo Erdogan. Istanbul, ha aggiunto, «merita di avere un progetto così pazzo e grandioso entro il 2023», centenario della fondazione della Repubblica di Turchia. Ma per l’opposizione e per il suo leader, Kemal Kilicdaroglu, non è tanto il progetto a essere «pazzo», quanto il premier in carica.

Esen Caglar, autorevole analista politico turco, spera invece che l’annuncio di Erdogan abbia realmente solo fini elettorali, «perché se si trasforma in un progetto concreto danneggerà Istanbul». «Il maggior problema della città è la sua crescita incontrollata e con il nuovo canale aumenterebbero le dimensioni dell’urbanizzazione. Lo stesso è accaduto con i nuovi ponti: aree sempre più numerose vengono rese edificabili e centinaia di migliaia di persone si stanziano in insediamenti illegali», chiarisce l’analista. Non solo: il canale potrebbe avere effetti positivi sul Pil, ma «la Turchia deve avere altre priorità: sanità, trasporti, educazione. A Istanbul ci sono scuole migliori di quelle europee, ma alcune sono al livello del Medio Oriente e altre a quello dell’Africa e non formano una forza lavoro che soddisfi i bisogni di un’economia competitiva», accusa Caglar.

Poi c’è il pericolo ambientale. «Il mar Nero è del tutto differente da Suez e Panama. Lo definirei un lago che riceve acqua dal Danubio, dal Dnepr e dal Dnestr ed è anche soggetto a evaporazione», spiega l’oceanografo Cemal Saydam. Tutti questi fattori «creano una differenza in positivo di 30-40 cm tra il Mediterraneo e il mar Nero, perciò quest’ultimo scorre attraverso il Bosforo e i Dardanelli. Con il canale si aprirebbe un nuovo “rubinetto” e si ridurrebbe il suo livello. Anche con una differenza di pochi centimetri si altererebbe la dinamica negli stretti», denuncia Saydam.

Ultimo problema, la Convenzione di Montreux che, puntualizza Caglar, «garantisce alle navi la gratuità del passaggio attraverso il Bosforo. Ci sarebbe bisogno di incentivi per spingere le navi verso il nuovo canale. Ho l’impressione che questa sia solo un’idea, non un progetto concreto». Ma Erdogan sembra sordo alle critiche. La progettazione del canale sarà completata in due anni – ha garantito – e anche investitori stranieri sarebbero interessati a partecipare alla costruzione e a impiegare nell’impresa i 20 miliardi di dollari necessari. Se non è solo una boutade, lo si saprà dopo il voto del 12 giugno.

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