
BELGRADO La morsa del grande freddo si attenua leggermente in Europa orientale. Almeno per un giorno e purtroppo solo in alcune aree dell’Est. Dopo la paura dei tagli alle forniture elettriche ai privati, in Serbia (16 in totale le vittime del gelo) venerdì è stata una giornata ancora molto fredda (-26 nel nord del Paese) ma senza precipitazioni significative. «La situazione è relativamente migliorata rispetto ai giorni scorsi, la neve ha smesso di cadere e possiamo concentrarci sulla distribuzione di cibo nelle regioni in condizioni di emergenza», ha spiegato in diretta alla tv nazionale Predrag Maric, responsabile delle operazioni di protezione civile nel Paese balcanico. Sono però ancora 70mila gli isolati in Serbia a causa della neve, raggiungibili solo via elicottero. E rimane tuttora critico – ma sotto controllo secondo le autorità – lo stato del sistema energetico, messo sotto pressione dal gelo. È iniziato intanto il razionamento dell’elettricità alle aziende «non di vitale importanza» e alle imprese «grandi consumatrici», mentre continuano gli appelli, completamente inascoltati, alla popolazione affinché risparmi energia. Anche in Bosnia (11 morti per il freddo), dove nei giorni scorsi sono state registrate le più copiose nevicate da decenni, il quadro segnala un’evoluzione positiva. Da 24 ore in 20mila abitazioni nell’area di Mostar è tornata la luce, dopo tre giorni di buio.
Il Danubio, nel frattempo, continua a rimanere ghiacciato in ampi tratti tra Croazia e Romania, mentre anche le autorità fluviali dell’Ungheria, informa l’agenzia di stampa magiara Mti, hanno ordinato «a tutte le navi di dirigersi immediatamente al porto più vicino a motivo delle condizioni create dal ghiaccio». A Budapest, entro domenica, si prevede il totale congelamento del Danubio, dopo 25 anni. Danubio sul quale continuano a navigare solo i rompighiaccio, utilissimi per evitare un fatale blocco della produzione elettrica alla diga centrale serba di Djerdap.
In Polonia il numero dei morti per ipotermia è salito a 82, in Bulgaria a 28, in Cechia a 25, in Romania a 57, con «13 decessi registrati nelle ultime 24 ore», segnala il ministero della Sanità di Bucarest. Sempre drammatica la situazione in Ucraina, dove 120 navi sono bloccate dai ghiacci nello Stretto di Kerc, tra Mar Nero e Mar d’Azov. «Il gelo ha causato la morte di 112 persone», per la maggior parte senzatetto, ha illustrato ieri durante il “question time” in Parlamento il ministro per le Emergenze di Kiev, Viktor Baloga. Baloga ha poi difeso lo sforzo delle autorità ucraine per affrontare l’emergenza e «nel prevenire la perdita di vite umane» e sottolineato l’impegno profuso nella costruzione di «punti di riscaldamento», in gran parte tende, «dove chiunque può trovare cibo, riparo e vestiti». Ma il totale dei “caduti” per il gelo siberiano a Est, con l’Ucraina sempre in testa, si avvicina ormai a quota 400.









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