19. 01. 2012
Il Piccolo
Stefano Giantin

L’imputato Orban si difende al Parlamento europeo

Tre ore di estenuante dibattito a Strasburgo. Il Parlamento europeo ha accolto ieri, sul banco degli imputati, il premier ungherese Viktor Orban. Sul tavolo, la deriva autocratica di Budapest. E proprio Orban, che martedì aveva promesso di difendere «l’onore degli ungheresi» dagli attacchi della sinistra Ue, è stato il protagonista indiscusso della seduta. «Ciò che sta accadendo nel nostro Paese è un emozionante processo di rinnovamento», ha esordito il leader di Fidesz. Che poi ha difeso il suo «lavoro eccezionale» nell’abbattere il debito, nel governare l’economia e nel difendere «tutte le minoranze». I problemi sollevati dalla Commissione Ue sulle leggi che minano l’indipendenza della Banca centrale e del potere giudiziario «possono essere risolti», ha promesso Orban, e nessuna critica è stata espressa da Bruxelles contro la nuova Costituzione, «con cui abbiamo sostituito quella dell’era stalinista», si è giustificato il premier, deferente verso l’aula. Orban è stato tenacemente appoggiato dai Popolari europei, mentre le più dure critiche gli sono state rivolte da Daniel Cohn-Bendit.

«Dobbiamo essere impazziti tutti se abbiamo accolto nell’Ue uno Stato che aveva una Costituzione stalinista», ha attaccato “Dany il Rosso”, prima di sottolineare che «gli intellettuali e le minoranze» in Ungheria vivono nella paura, paragonando il premier magiaro a Castro e Chavez. «Ci venga a trovare in Padania, sarà accolto come un eroe. Lei non è, come Monti, un cameriere dei poteri forti», ha affermato invece l’eurodeputato Borghezio, che ha parlato prima di altri trenta colleghi, molti dei quali hanno chiesto sanzioni più severe contro Budapest. Orban ha alla fine replicato, ribadendo quanto scritto in una lettera inviata al mattino a Barroso: «Grazie alla Commissione per aver cercato una soluzione al complesso problema» delle tre leggi sotto osservazione. E «faremo di tutto per risolvere le questioni il più rapidamente possibile».

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