15. 12. 2013
Il Piccolo
Stefano Giantin

La casta in Romania diventa intoccabile

Proteste "anti-casta" a Bucarest

Proteste “anti-casta” a Bucarest

Politici, siete tutti uguali, ladri e corrotti, si sente urlare a volume sempre più alto nelle strade italiane. Solo qui è così, abbiamo i governanti peggiori d’Europa, l’opinione degli arrabbiati che protestano, dei “forconi” che occupano piazze e ostacolano il traffico. Magra consolazione, l’ultimo postulato potrebbe essere non del tutto corretto.

Basta guardare cosa sta infatti succedendo in Romania per capire che c’è del marcio non solo nel Belpaese. Romania che da giorni è interessata da uno scandalo che rapidamente ha scavalcato i confini nazionali. Scandalo provocato dalla decisione dei deputati della Camera, controllata per due terzi dai socialdemocratici del premier Victor Ponta, di dare luce verde martedì scorso a dei controversi emendamenti escogitati per trasformare Presidente della Repubblica, parlamentari, ma anche sindaci e vicesindaci in «superuomini», questa una delle più azzeccate definizioni coniate da alcuni analisti rumeni. Superuomini, ha scritto l’esperta di anticorruzione del think tank Expert Forum, Laura Stefan, che non «potranno essere considerati penalmente responsabili per le loro azioni». Non potranno, perché le nuove regole sono state ideate per escludere dalla categoria di «pubblici ufficiali» i politici al potere, così che non «possano essere toccati» da indagini della magistratura nel caso commettano atti di corruzione o tarocchino ricchi appalti per aiutare amici e familiari. In pratica, come ha riassunto l’agenzia Reuters, nel caso di approvazione definitiva i «parlamentari non potranno più essere soggetti a indagini per casi di corruzione collegati ai loro pubblici uffici – come abusi di potere o conflitti d’interesse». Immunità quasi totale per la “casta”, questo dunque l’obiettivo dei parlamentari in azione durante quello che la stampa di Bucarest ha marchiato come il «martedì nero» della democrazia rumena.

Ma non tutto è andato per il verso giusto, soprattutto grazie alle durissime reazioni della società civile, della Commissione europea, ma anche delle ambasciate francese, inglese, tedesca e americana, che hanno parlato di «un passo indietro della trasparenza e dello Stato di diritto». Sollevazione contro l’accrescimento dell’immunità che è stata cavalcata dal tradizionale avversario di Ponta, il presidente della Repubblica, Traian Basescu, che ha promesso di non promulgare la controversa legge e che ha addirittura chiesto ieri le dimissioni del premier, unica via a questo punto per «preservare» l’immagine della Romania all’estero. Premier che, messo alle strette, ha fatto una parziale retromarcia assieme agli alleati liberali di Crin Antonescu, promettendo di «ridiscutere ancora» le norme incriminate e di «porre riparo a una decisione sbagliata».

Se sarà così lo si saprà presto. Rimane però il grave danno d’immagine per Bucarest, Paese sotto monitoraggio di Bruxelles per il problema corruzione fin dall’adesione nell’Ue, con 193 sindaci e consiglieri in odor di conflitto d’interesse e 28 deputati indagati o condannati. E sarebbero proprio «le forti pressioni» dirette esercitate da politici, implicati in affari poco chiari e con una «difficile situazione giudiziaria», e da discussi «media tycoon», eletti nelle file dei partiti al governo, ad aver portato alla guerra lampo pro immunità in Parlamento, spiega al Piccolo l’analista Sergiu Miscoiu. Un tentativo tuttavia fallito, ma solo dopo che «hanno visto che era impossibile» riuscire a completare il colpo di mano, causa rivolta dell’opinione pubblica, più attiva del passato» soprattutto dopo le manifestazioni di protesta antigovernative del 2012. E dopo i richiami della comunità internazionale, pronta a reagire per rintuzzare le – non solo in Romania – velleità d’impunità dei politici.

Comments are closed.