
Lo schema dello scudo antimissile Usa
BELGRADO Saranno dispiegati in Romania entro il 2015 i missili americani previsti dal progetto, fortemente voluto da Washington, dello scudo antimissile sul suolo europeo, almeno in teoria la prima difesa per l’Europa contro una futura ipotetica minaccia iraniana o nordcoreana.
Il presidente Traian Basescu ha annunciato martedì la conclusione dei negoziati riservati tra Romania e Stati Uniti, iniziati nel 2010. Giovedì, il ministro degli Esteri Teodor Baconschi ha confermato l’intesa, specificando che l’accordo militare Washington-Bucarest sarà firmato in autunno, dopo la ratifica parlamentare. Il patto prevede non solo luce verde all’utilizzo da parte degli Usa dell’aeroporto e del porto di Costanza per il transito delle truppe verso Iraq e Afghanistan, ma soprattutto la consegna in mani americane della base area dismessa di Deveselu, costruita con l’aiuto dei sovietici nel 1952 e localizzata nel profondo sud del Paese, un’area depressa dal punto di vista economico e rinomata, finora, solo per la produzione di angurie e grano.
Presto però, nella nuova Aviano romena, saranno schierati 24 missili intercettori di tipo SM-3, che garantiranno alla Romania, secondo Basescu, «il più alto livello di sicurezza mai avuto». La caserma ospiterà da 200 a 500 militari americani. Il costo della ristrutturazione della base missilistica, che rimarrà sotto il comando di Bucarest, raggiungerà i 400 milioni di dollari, tutti a carico degli Usa.
La decisione di piazzare le testate americane in Romania ha scatenato le proteste di Mosca, colta più che di sorpresa e preoccupata dalla vicinanza delle testate – solo 500 km – alla flotta russa del Mar Nero. Non sono bastate le dichiarazioni di Basescu – «lo scudo antimissile non è diretto contro la Russia» – per tranquillizzare il Cremlino, che ha atteso un paio di giorni prima di reagire, con vigore, all’iniziativa di Washington. Mercoledì Mosca ha espresso tutto il suo disappunto per bocca del suo ministro degli Esteri, Sergey Lavrov: i missili Usa «possono rappresentare un rischio per il nostro arsenale strategico di deterrenza nucleare». Lavrov ha poi chiesto ufficialmente «garanzie giuridiche» alla Nato che le testate non vengano puntate contro le basi nucleari russe. Gli ha fatto eco Konstantin Kosachev, capo della commissione Esteri della Duma: «La Nato, gli Usa e la Romania devono essere consci che ogni misura comporta una contromisura». Toni da guerra fredda, mentre si aspetta la prima reazione concreta di Mosca alle mosse Usa nel «cortile» di casa dell’ex blocco socialista.
«La Romania è un Paese pro-americano, tutti i partiti erano favorevoli a questa scelta del governo e solo qualche media si è espresso criticamente», spiega Cristian Pirvulescu, uno dei massimi analisti politici a Bucarest. «La Russia è storicamente un problema e un pericolo per la Romania», aggiunge l’analista, «per i romeni in questo momento Mosca non è un amico, ma un nemico». Magari da tenere a distanza – o nel mirino – con missili «made in Usa».









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