
BELGRADO Alla fine, seppur davanti a un’aula semivuota, il nuovo premier Mihai Razvan Ungureanu ce l’ha fatta. Con 237 voti a favore, e solo due contrari a causa del boicottaggio dell’opposizione che non ha partecipato alle votazioni, Ungureanu è diventato primo ministro della Romania. «Sono una persona seria, un grande lavoratore. Mi alzo alle sei e non mi corico finché non ho completato tutto il lavoro, a mio parere la forma più alta di patriottismo», ha esordito il 43enne “tecnocrate” rumeno, dopo aver ricevuto l’investitura. Ungureanu, già ministro degli Esteri dal 2004 al 2007, è stato anche direttore dei Serviciul de Informatii Externe, il servizio segreto estero di Bucarest nato nel 1990.
«Non mi presento con promesse irrealistiche», ha continuato il neopremier, molto vicino al presidente Basescu, ma ha poi fatto sperare in «cauti aumenti salariali», all’interno di un programma basato «su prudenza e responsabilità». Prudenza, un concetto ripetuto più volte, che fa capire che il premier – arrivato al potere dopo le violente proteste di piazza contro la dura austerity imposta dal suo predecessore, Emil Boc – ha le mani legate. Ancora troppo immobile l’economia dopo il crollo del 7% durante la grande crisi per promettere l’impossibile ai sempre più delusi rumeni: solo il 20%, secondo gli ultimi sondaggi, sostiene i liberaldemocratici dell’ex premier Boc, che appoggiano Ungureanu, mentre più del 50 voterebbe per i socialdemocratici e per i liberali, attualmente all’opposizione. Ma è stato proprio il leader del Partito socialdemocratico, Victor Ponta, fra i più critici verso il cambio di guida nel Paese, a offrire una sponda inaspettata a Ungureanu, chiedendogli ieri di essere «un primo ministro del popolo e non del presidente Basescu e di non insistere nelle politiche del precedente governo».
Di certo, oltre che sul risanamento dell’economia, Ungureanu dovrà anche impegnarsi sulle riforme del sistema giudiziario e sulla lotta alla corruzione. Due temi che hanno portato mercoledì la Commissione europea a congratularsi con Bucarest per i «convincenti risultati ottenuti». Ma «altri sforzi» andranno fatti nei mesi a venire. Soprattutto per superare l’ostracismo dei Paesi Bassi, che non vogliono Romania – e Bulgaria – nell’area Schengen, una meta fortemente attesa nei due Paesi. La posizione di Amsterdam cambierà solo se almeno due rapporti Ue, ha spiegato il responsabile per gli Affari europei del governo olandese, Ben Knapen, «indicheranno progressi irreversibili contro corruzione e crimine organizzato».
Il partito olandese nemico degli immigrati apre la caccia online ai rumeni “cattivi”
Il nuovo esecutivo della Romania dovrà attivarsi non solo per mitigare le sofferenze dei cittadini, schiacciati tra crisi e rigore, ma anche per difendere i suoi emigranti. In Olanda, il Partito per la libertà (Pvv), euroscettico e anti-immigrazione, ha inaugurato un sito Internet che consente di “denunciare” le angherie perpetrate dagli stranieri, in particolare rumeni, ma anche bulgari e polacchi. Hanno portato nei Paesi Bassi «crimine, alcolismo, droga, prostituzione, problemi per gli alloggi», si legge sul sito. Il banner del portale espone articoli di giornale su recenti casi criminali collegati a immigrati dell’Est Europa, mentre un apposito formulario invita a denunciare i soprusi degli stranieri. «Avete perso il lavoro per colpa di un rumeno», oppure un immigrato vi ha rubato il parcheggio? Potete ora rivolgervi al Pvv.









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