18. 01. 2012
Il Piccolo
Stefano Giantin

Democrazia a rischio, l’Ue mette in mora il governo ungherese

BELGRADO Com’era previsto, l’Unione europea ha “messo in mora” l’Ungheria. Malgrado un intenso lavoro dietro le quinte da parte della diplomazia magiara per convincere l’Ue delle buone ragioni delle recenti leggi del governo Orban, Bruxelles ha scelto ieri la linea dura contro l’esecutivo di centrodestra di Budapest. «L’Ungheria è obbligata dai trattati europei a garantire l’indipendenza della sua Banca centrale e dell’Autorità sui dati personali e a rispettare il principio di non-discriminazione dei giudici», ha spiegato ieri da Strasburgo il presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso. Al premier Orban sono già «state inviate le tre lettere» per notificargli che è stata data luce verde «al primo livello delle procedure d’infrazione». A Budapest rimane un mese di tempo per «rispondere alle preoccupazioni della Commissione» ed evitare di farsi condurre di fronte alla Corte europea di giustizia rischiando pesanti sanzioni, che potrebbero però venire comminate non prima d’un anno. «Misure insufficienti», le ha definite il leader dei liberali europei al Parlamento europeo Guy Verhofstadt, che ha suggerito nuovamente la sospensione del diritto di voto al Consiglio Ue per Budapest a causa delle violazioni dei «diritti fondamentali».

La decisione europea è arrivata dopo un lungo braccio di ferro con il governo di Viktor Orban e contro le norme che minano l’indipendenza del potere giudiziario e della Banca nazionale, «una delle pietre angolari» della stabilità europea, ha aggiunto ieri il commissario Olli Rehn, responsabile per gli affari economici dell’Unione. La Commissione ha messo nero su bianco i punti più contestati della “svolta autocratica” di Orban. Oltre 270 giudici che avevano superato i 70 anni d’età costretti al prepensionamento, senza rispettare «il divieto di discriminazione in base all’età». Ma soprattutto «varie violazioni» delle regole Ue che statuiscono «la piena indipendenza della Banca nazionale». Barroso aveva auspicato modifiche rapide alle leggi sotto accusa, ma l’Ungheria ha nicchiato e le misure sono state prese «perché non vogliamo che ci sia più alcuna ombra sul rispetto dei principi democratici» in riva al Danubio.

Su Budapest però le ombre sono ancora tante. E non accennano a diradarsi. Domani il premier Orban sarà a Strasburgo per parlare al Parlamento europeo e per difendere personalmente l’onore degli ungheresi dalle «grossolane bugie e dalle accuse senza fondamento» lanciate dalla «sinistra europea», ha chiarito il suo portavoce. Ma il cerchio su Orban, che vedrà Barroso il 24 gennaio, si sta stringendo sempre più. Gli Usa, per bocca dell’ambasciatore a Budapest, hanno chiesto ieri al premier di ritirare anche la nuova legge elettorale, giudicata antidemocratica da Washington. Mentre una nota degli analisti di Société Générale, pubblicata dalla stampa ungherese, rivela: il muro contro muro con Bruxelles porterà al blocco del possibile prestito “salva Ungheria” di Ue-Fmi. Se i 15-20 miliardi di dollari verranno erogati entro aprile «sarà un miracolo».

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