27. 04. 2011
Il Piccolo
Stefano Giantin

Budapest vara la nuova Costituzione in salsa nazionalista

Il presidente Pal Schmitt firma la Costituzione

BELGRADO Le critiche dell’Europa e lo stigma di «nazionalistica» e «illiberale» affibbiato alla nuova Costituzione da esperti e intellettuali nulla hanno potuto contro il fermo volere di Budapest. Ieri, in diretta tv, il presidente della Repubblica Pal Schmitt ha firmato la «Legge fondamentale», approvata in tempi record la settimana scorsa in Parlamento dagli ultraconservatori della Fidesz del premier Viktor Orban. Per Schmitt, la neonata Costituzione «ungherese, nazionale, moderna ed europea», che entrerà in vigore nel 2012, «sarà l’orgoglio delle future generazioni».

Davanti a Palazzo Sandor, il Quirinale ungherese, solo un manifestante a protestare, mentre il resto del Paese attende di sperimentare gli effetti concreti della Carta. In particolare, la limitazione dei poteri della Consulta, un controllo governativo più stringente su bilancio e media e l’obbligo di una maggioranza di due terzi per modificare leggi in campo fiscale ed economico. E ancora la potenziale proibizione dell’aborto, perché il feto va protetto «fin dal concepimento». E lo scioglimento del Parlamento, se non approva la Finanziaria entro marzo. La nuova Costituzione cambia anche il nome dello Stato: da Repubblica ungherese a semplice «Ungheria», un sottile accento etnico – sommato ai richiami a Dio, patria e famiglia – che servirà a cooptare gli ungheresi all’estero, utili pedine anche elettorali del populista Orban. «È una decisione simbolica che dimostra la visione nazionalistica del governo», spiega il sociologo Istvan Hegedus, molto attivo durante la transizione democratica e oggi direttore del think-tank «Hungarian Europe Society».

«Condivido gran parte delle critiche alla Costituzione, provenienti sia dall’estero, sia dalla stessa Ungheria», aggiunge Hegedus. Il maggior impatto lo avranno «le disposizioni che permettono la nomina di uomini vicini a Orban nelle istituzioni di controllo, come la Corte costituzionale e il Consiglio Fiscale». Non solo: si è deciso che «i giudici andranno in pensione a 62 anni, non più a 70, una scelta antieconomica dettata solo dagli interessi politici di Fidesz». Ma Budapest aveva veramente bisogno di una nuova Costituzione? La Carta, risponde Hegedus, «era stata modificata nel 1989-90 con il contributo dei nuovi partiti democratici. Avevamo operato cambiamenti importanti durante quel periodo rivoluzionario. Oggi il mio ex partito, Fidesz, sempre più conservatore e populista, ha ottenuto una forte maggioranza, ma questa non è certo una rivoluzione. Si tratta dei giochi di potere di un politico ambizioso come Orban», accusa il sociologo.

Intanto, in un’Ungheria con la barra sempre più a destra, continuano le vessazioni contro le minoranze. Venerdì, 300 rom sono fuggiti dal paese di Gyongyospata – solo «un’escursione pasquale» per il ministero dell’Interno – intimoriti da gruppi di paramilitari. L’ennesimo caso di prepotenza, tacitamente tollerato dalle autorità, contro una minoranza che ha contato 9 morti in attacchi a sfondo razziale dal 2008 a oggi.

Comments are closed.