15. 12. 2013
Il Piccolo
Stefano Giantin

A Lubiana c’è chi vuole la cannabis terapeutica

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Antiproibizionisti, placate gli entusiasmi. Placateli, perché le chance che la vicina Slovenia si trasformi in una versione ridotta della super-tollerante Olanda sono pari a zero. Ma a Lubiana, nondimeno, molto presto i parlamentari dovranno almeno fare i conti con il tema della legalizzazione della cannabis e soprattutto con il delicato argomento dell’utilizzo della marijuana a scopo terapeutico. Dovranno farlo incalzati dall’organizzazione “Slovenski konopljin socialni klub” (Sksk), il Social club sloveno della cannabis. Sksk che è riuscito a raccogliere firme sufficienti per presentare in Parlamento tre proposte di legge d’iniziativa popolare.

Proposte, spiega al Piccolo Jaka Bitenc, presidente dello Sksk, che hanno tre obiettivi principali. Quello di «decriminalizzare» e «declassificare» la cannabis «da droga di primo livello a pianta erbacea» comune, permettendo a «ogni adulto di coltivare» piccole quantità «per uso personale» e mettendo così fuori gioco «il mercato nero». Quello di permettere a «ogni persona di usare le erbe naturali per curarsi e per uso personale». «Tutte» le erbe, sottolinea Bitenc. E infine quello di «autorizzare l’uso libero di terreni pubblici non coltivati per far crescere piante ed erbe». In totale, hanno specificato gli attivisti della Sksk attraverso il loro sito ufficiale, sono state «oltre 27mila le firme raccolte» per le tre mozioni, «quasi il doppio di quanto richiesto» dalla legge per portare il tema in Parlamento. Il favore che esse hanno ottenuto, a detta degli organizzatori della mobilitazione pro-cannabis, dimostra che «in Slovenia vivono persone consapevoli dell’importanza della salute» e soprattutto dell’influenza che su di essa hanno «erbe medicinali» usate liberamente in passato, prima che proibizionismo, «pregiudizi» e interessi di «corporazioni internazionali» avessero la meglio.

Le possibilità che i politici sloveni siano sensibili alle pressioni della Sksk e dei firmatari delle tre proposte sono però «virtualmente nulle», ha previsto l’agenzia di stampa slovena “Sta”. Nulle, perché la Slovenia «ha al momento leggi antidroga molto severe» e usa mano durissima «contro i grandi coltivatori», anche se «il possesso di piccole quantità» di marijuana è considerato un reato minore, su cui le autorità chiudono spesso un occhio. Ma le firme permetteranno comunque ai principali partiti di dimenticare per un attimo le angosce della crisi e del salvataggio delle banche. E di discutere di qualcosa di diverso, prendendo «posizioni chiare» sulle spinte verso la legalizzazione che «stanno prendendo vigore in tutto il mondo», come dimostra l’esempio Uruguay.

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