22. 01. 2012
Il Piccolo
Stefano Giantin

A Budapest in 100mila inneggiano a Orban

Il convitato di pietra non si è presentato. Invitato, ha gentilmente declinato, forse temendo che la manifestazione in suo favore organizzata ieri nel centro di Budapest, la “Marcia della pace”, si sarebbe potuta trasformare in un fiasco. Ma il premier magiaro Viktor Orban ha fatto male i conti. Sarebbero dovuti essere, secondo gli auspici degli organizzatori, almeno in centomila a scendere in strada per sostenerlo contro gli attacchi concentrici dell’Europa. La cifra sembra non sia stata completamente raggiunta, anche se nella capitale di un Paese che rappresenterebbe «il più serio problema nell’Europa centrale» – secondo l’enunciazione del rapporto annuale di Freedom House – decine di migliaia di persone hanno risposto all’appello. È il segno che nel «Grande Viktator» – definizione per il premier magiaro coniata da un’organizzazione moderata come il German Marshall Fund – sono ancora in tanti a riporre fiducia.

E pensare che un’ora prima del via, nella Hosok tér (Piazza degli Eroi), punto di partenza della manifestazione, si respirava un’atmosfera sottotono. Ancora alle 16, nel grande piazzale non s’erano adunate più di 20mila persone, frastornate dall’inno nazionale e da slogan come «non saremo una colonia». Molti gli anziani, tanti i cartelli: Budapest «è una democrazia» e «Usa-Ue fatevi gli affari vostri». L’impressione era che gli appelli dei coordinatori a partecipare alla marcia rivolti agli «ungheresi democratici che credono nell’indipendenza nazionale» non avessero fatto del tutto presa. «Lo abbiamo scelto e ne siamo fieri, non lasceremo che forze straniere ce lo portino via», aveva arringato alla vigilia Andras Bencsik, una delle anime della protesta. Difenderemo l’Ungheria dagli attacchi dell’Europa «di certi circoli politici», aveva specificato il giornalista Zsolt Bayer, un altro propugnatore del raduno. «I magiari non devono accettare di essere governati dall’Fmi, avevano illustrato su Internet i promotori dell’adunata. Imprenditori, intellettuali, scrittori e opinion-leader di centrodestra, che avevano chiesto al popolo di Fidesz, il partito di maggioranza, di sfilare «con i migliori vestiti, con il tricolore ungherese e una candela» fino alla Kossuth tér, la piazza antistante al Parlamento.

Con il passare delle ore, le fila dei sostenitori di Orban si sono però ingrossate, il traffico si è bloccato. Il conduttore di un tram si è giustificato: «Non procediamo, causa democrazia». Alla fine erano almeno 70-80mila a scandire «Viktor, Viktor» di fronte al Parlamento. Tra la folla, uno striscione: «Siamo i due terzi». Forse non sono più così tanti, i fan di Orban, sicuramente ieri non erano in 500mila come rivendicato in serata dagli organizzatori. Ma il premier, dopo l’abbraccio della sua gente, si sentirà comunque meno solo. Almeno in patria.

Subscribe