PRAGA Piccoli segnali di ripresa in Repubblica ceca. La Banca centrale ha tagliato di un quarto di punto il tasso d’interesse – dalla settimana scorsa all’1,25% – per ridare fiato al sistema produttivo e al credito. «Abbiamo toccato il fondo della recessione e ci aspettiamo una ripresa dal terzo trimestre. E sorprese positive per quanto riguarda la crescita economica», ha annunciato il governatore Zdenek Tuma.
Pil al -4,3%
A Praga la crisi si fa ancora sentire, ma il sistema produttivo sta reagendo. «Non siamo la Lettonia o i Balcani, stiamo risalendo la china», si ripete nelle strade della capitale. «I cechi sono un popolo di scettici, il rapporto ottimisti-pessimisti è ancora 50 a 50», puntualizza Vladimir Prech del College di studi economici di Praga. L’esperto d’investimenti della compagnia Sampa, Hynek Filip, è fra i fiduciosi: «In Cechia non c’è stata una vera crisi. L’economia è fondamentalmente solida: massiccio surplus commerciale, un sistema bancario abbastanza sano, una moneta stabile. In parole povere, siamo in recessione, ma abbiamo visto tempi peggiori».
Secondo il ministro delle Finanze, Eduard Janota, il Pil scenderà comunque del 4,3% quest’anno, ma già nel 2010 si tornerà in positivo: +0,7%. Sul Pil ha influito anche il calo del turismo: -17% nel 2009. La Cechia soffre soprattutto per la struttura della sua economia, «basata in gran parte sull’export. Siamo dipendenti da quello che succede nel resto dell’Ue e in Germania, il nostro mercato più importante», spiega Alexandra Rudysarova, amministratrice di CzechInvest, l’agenzia pubblica che promuove gli investimenti stranieri in Cechia.
E la congiuntura a Berlino non ha certamente favorito Praga. Le vendite di nuove auto sono scese del 12,4% da gennaio. Le esportazioni sono calate del 21% su base annua a maggio e hanno segnato un -15% a giugno. Le importazioni si mantengono attorno al -20%, segno che la domanda interna non riparte ancora. Il lato positivo è il surplus commerciale, «un miliardo di dollari al mese», spiega Filip. Che poi prevede «una ripresa più veloce di quella tedesca, soprattutto perché produciamo prodotti di qualità media – le auto Skoda, ad esempio – che sono più facili da piazzare sul mercato».
Il settore bancario, controllato da istituti austriaci, tedeschi e italiani, ha tenuto bene. Nonostante la crisi, i non performing loans sono fermi al 4%, «e non abbiamo crediti ai privati in valuta straniera come Paesi sfortunati quali l’Irlanda o i Balcani», puntualizza Filip.
I segnali positivi non cancellano però i timori per la disoccupazione. Il numero dei senza lavoro è aumentato dal 5,3% all’8,4% in un anno e salirà al 10% nel 2010. «Va detto che molti lavoratori a tempo indeterminato vengono minacciati se non accettano un contratto part-time. È un trend che non si riflette nelle statistiche», chiarisce Prech.
Un partner per il Nordest
Una crisi offre sempre delle opportunità agli osservatori più attenti. E la Repubblica ceca non fa eccezione. Starbucks raddoppierà i locali in tutta la Cechia entro il 2014: le vendite di caffè continuano a crescere del 10% all’anno. La Hyundai investirà 130 milioni di euro per aumentare la produzione dei cambi per auto e farsi trovare pronta alla fine della crisi.
Chi è in ritardo è il Friuli-Venezia Giulia: pochi investimenti e limitato interesse. «Non c’è stata una grande attenzione verso la Cechia perché è un mercato evoluto, non un Paese dove andare a cercare manodopera a basso costo», spiega Paolo Petiziol, presidente dell’associazione Mitteleuropa e dal 1996 console onorario della Repubblica ceca a Udine. Questa tendenza deve però cambiare perché Praga «è il mercato ideale per joint-venture tra le nostre e le imprese ceche, soprattutto nel settore meccanico. Nella nostra regione queste aziende sono al secondo posto nella produzione del Pil e la Cechia è leader mondiale del settore. O si collabora o si è concorrenti e allora dovremmo preoccuparci. La Cechia faceva industria meccanica più di cento anni fa, ha insegnato ai friulani a produrre sedie e l’80% di tutta l’industria dell’Impero austroungarico era concentrata in Boemia».
Che Praga sia simile al Nordest lo conferma anche Antonio Pasquale, imprenditore veneto di successo nel settore delle acque minerali. «Negli ultimi anni stava nascendo una nuova piccola e media imprenditoria sana, laboriosa e legata all’economia reale molto simile a quella del Nordest. Speriamo che la ripresa economica permetta al tessuto produttivo ceco di svilupparsi lungo questa linea virtuosa».
«Il Paese resta decisamente interessante per tutte le aziende italiane intenzionate ad investire a medio e lungo termine», spiega Matteo Mariani, responsabile dell’assistenza alle imprese della Camera di Commercio Italo-Ceca. L’attrattività della Cechia, chiarisce Mariani, «si deve a una combinazione di numerosi fattori, come la posizione strategica nel cuore dell’Europa, l’adesione all’UE e a Schengen, un sistema fiscale semplificato con una flat tax per le persone giuridiche al 20%, insieme alla presenza di personale qualificato, specialmente in discipline tecniche e ingegneristiche, con un costo della manodopera indubbiamente competitivo. A differenza di altri Paesi dell’area, vanta poi una situazione finanziaria stabile e una pubblica amministrazione efficiente». Inoltre «il marchio Italia è apprezzato in tanti settori come l’agroalimentare, l’abbigliamento, prodotti d’arredamento ed elettrodomestici di alta gamma. Non a caso l’Italia è il primo esportatore di vini e il secondo per abbigliamento e calzature. Ci sono interessanti potenzialità di apertura di nuovi canali commerciali», sostiene Mariani. Soprattutto dopo la fine della recessione. «Abbiamo davanti ancora anni duri e difficili», prevede Pasquale, «ma alla fine, come sempre, i migliori riusciranno a emergere».


Comments