VARSAVIA Nessuna recessione a Varsavia grazie a «efficaci misure anticrisi» e ai «solidi fondamentali dell’economia». È un giudizio positivo quello del rapporto di agosto del Fondo monetario internazionale sulla Polonia, uno dei pochi Paesi europei che guarda ancora con fiducia al futuro.
38 milioni di consumatori
Per l’Fmi, il Pil polacco calerà tuttavia di uno 0,7% complessivo nel 2009 a causa della «frenata del commercio globale, degli investimenti e della crescita dei salari». Il governo Tusk scommette però su un Pil positivo: +0,5%. «Le previsioni polacche sono più affidabili. Qui la crisi è meno severa grazie a una finanza conservatrice e a un’economia meno dipendente dall’estero», spiega il rettore della Facoltà di Economia di Varsavia, Tomasz Zylicz.
Le armi segrete della Polonia sono «le sue dimensioni e il numero di abitanti», chiarisce Adam Budnikowski, direttore della Warsaw School of Economics. Se la Germania importa di meno, la Polonia può sempre contare su 38 milioni potenziali consumatori. Che continuano a spendere: -1,4% la domanda interna da gennaio. «Questa crisi dimostra che un vasto mercato interno aiuta ad assorbire gli shock esterni», illustra Budnikowski. «La domanda interna non può però influenzare la crescita. Speriamo che la ripresa nelle più avanzate economie europee faccia aumentare le importazioni e quindi il nostro export», conclude l’economista.
Mentre attende la ripresa, Varsavia ha registrato un +1,7% di produzione industriale su base annua a giugno, un record nell’Ue. Positiva la tenuta delle banche, «fra le più solide del Centro-Est Europa», dichiara l’analista Peter Vidlicka della banca di investimenti indipendente Wood & Co. «Il sistema è relativamente ben capitalizzato. I due più grandi istituti di credito sono di proprietà occidentale e le «case madri» continuano a sostenerli», sottolinea Vidlicka. «E soprattutto le banche qui non hanno investito nei derivati», aggiunge Budnikowski. Qualche problema però c’è: «mancanza di liquidità e un aumento dei bad loans», sostiene Vidlicka.
Nella lista dei punti deboli rientrano, secondo Budnikowski, «il deficit di bilancio, l’inflazione e la disoccupazione, di nuovo a due cifre». L’inflazione è la terza più alta nell’Ue: 3,5% all’anno. Rostowski, il ministro delle Finanze, ha annunciato che finché non scenderà – e non saranno rispettati tutti i parametri di Maastricht – la Polonia non entrerà nell’Eurozona. «La data più probabile per l’adozione dell’euro è ora il 2014, forse il 2015», conferma Raffaella Tenconi di Wood & Co. Intanto il disavanzo, per colpa delle mancate entrate fiscali e dell’aumento della spesa «salirà quest’anno al 5,5% del Pil, dal -3,8% del 2008», spiega Tenconi. «Contenerlo non sarebbe stato difficile», precisa l’analista, «se solo il governo avesse voluto alzare di poco le tasse e tagliare le spese. Ma è una questione di volontà politica: ci saranno le elezioni presidenziali nel 2010, le politiche nel 2012 e la coalizione di governo vuole vincerle».
Italia in ritardo
Luci e ombre anche sul fronte imprenditoriale italiano. La Fiat produce a ritmi forzati a Tychy, +55 mila auto rispetto al 2008 e 56 mila solo a luglio, mentre i concorrenti tedeschi hanno dimezzato la produzione. Ma le Pmi italiane sembrano in ritardo, anche per una «scarsa conoscenza e sottovalutazione di un mercato che, da solo, rappresenta il 50% degli abitanti dei nuovi Paesi membri UE», spiega Gabriele Drigo, amministratore delegato di ITP Consulting, consulenza alle imprese straniere a Varsavia. «È un peccato perché il Made in Italy e il nostro stile e design sono molto apprezzati». Gli fa eco Gianni Simonato, fondatore della Simonato&Partners, «boutique di consulenza strategica alle imprese» a Milano e Varsavia: «gli italiani vanno spesso da soli in Polonia, senza fare massa critica, com’è invece successo nel caso dei componentisti di elettrodomestici che ho portato in Polonia al seguito di Indesit, Whirlpool ed Electrolux».
Ci vorrebbe più attenzione, soprattutto perché «il rialzo dei salari reali, la formazione di una classe media e la presenza, seppur contenuta, di una classe medio-alta, hanno favorito la domanda di beni di consumo, abbigliamento, calzature, gioielleria», spiega Domenica Brosio, direttrice dell’ufficio ICE di Varsavia. Che aggiunge: «La Polonia è il maggior beneficiario dei fondi UE, 81,2 miliardi di euro in sei anni e il coorganizzatore degli Europei di calcio 2012. Si stanno costruendo autostrade, ferrovie, aeroporti, infrastrutture turistiche: un giro d’affari di circa 50 miliardi di euro». I settori da tenere sott’occhio sono «costruzioni e infrastrutture. Mancano ancora 4.000 km di autostrade», conferma Drigo, mentre negli alimentari e nella grande distribuzione «tedeschi e francesi hanno già fatto la parte del leone. Messaggio alle Pmi: diamoci sotto prima che sia troppo tardi», suggerisce Simonato.
Chi non è in ritardo è la Solari di Udine, in Polonia dagli anni ’90. «Abbiamo lavorato a sistemi informativi per aeroporti e alla fornitura di parchimetri e operiamo da quasi due anni in vista degli Europei, con un occhio di riguardo all’ambito ferroviario e aeroportuale», spiega Michele Stella, area manager alla Solari. Per Stella, «la Polonia è stata una scelta quasi obbligata per motivi geografici: è limitrofa alla Germania e un ponte verso l’Est e la Russia».
Con Stella concorda Luciano Ciuto, trasformatosi in meno di trent’anni da artigiano saldatore a socio di maggioranza della Cbs S.p.A. di Varmo, leader europeo nella produzione di collettori e distributori per condizionamento, refrigerazione e riscaldamento. Per Ciuto, la Polonia «è una piazza importante e ancora in forte sviluppo. E una base verso il mercato dell’Europa orientale: ormai è impensabile produrre in Italia per esportare verso l’Est». Un consiglio e una strada che molte Pmi potrebbero seguire.


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