27. 04. 2012
Il Piccolo
Stefano Giantin

Stati Uniti in crisi: 45 milioni di poveri sfamati con i buoni

S’ingrossano ancora le file dei poveri negli Usa, ex nazione “fast food”, sempre più “food stamp nation”, il Paese dei buoni alimentari per i meno abbienti. Lo segnala un rapporto dalle fosche tinte presentato venerdì dall’Ufficio per il budget del Congresso Usa (Cbo), un’agenzia «indipendente e non di parte» che analizza temi economici e di bilancio per conto del Campidoglio. E che ha descritto i limiti e definito i contorni dello “Snap”, il “Programma americano di assistenza per la nutrizione supplementare”.

I dati, non del tutto inediti ma in parte anticipati mesi fa, confermano l’immagine di un popolo sempre più impoverito dalla crisi. Lo “Snap”, «la prima linea di difesa contro la fame per le persone a basso reddito», racconta la Cbo, ha fornito nell’anno fiscale 2011 buoni alimentari a «quasi 45 milioni di americani, circa uno su sette». I beneficiari del piano pubblico ricevono in media «134 dollari al mese» dallo Stato per l’acquisto di «cibo, semi e piante» (alcol e tabacco esclusi), con punte di 668 dollari e minimi di 16. È il record di tutti i tempi, osserva l’analisi dell’agenzia di Washington.

Fatto nuovo e ancora più significativo, la Cbo rivela che il record continuerà a essere battuto negli anni a venire, a causa dell’incremento della povertà e del traballante stato del mercato interno del lavoro. Secondo gli analisti, se oggi l’America spende la cifra-record di 78 miliardi di dollari all’anno per lo Snap – dai 30 miliardi di quattro anni fa -, il preventivo di spesa continuerà ad aumentare assieme ai beneficiari, fino a un +5% al mese segnalano vari esperti, «e solo dal 2014 si potrà attendere un calo del numero di partecipanti al programma. Un programma nato alla fine della Grande Depressione, seppur non nella forma attuale, caduto in declino negli anni Cinquanta, poi risorto con l’amministrazione Kennedy.

Per quanto riguarda il recente passato, l’impennata delle richieste per il programma di buoni alimentari ha sfiorato il +70% in soli quattro anni, dall’inizio della Grande Crisi. È un chiaro segnale delle difficoltà delle famiglie più a rischio, «perché lo Snap negli ultimi 35 anni ha seguito pari pari le statistiche sulla povertà e i cicli economici negli Usa», si legge nel rapporto. È il 2008, l’anno-chiave da tenere presente, avvisa il Cbo: «Un numero record di famiglie americane ha sperimentato l’insicurezza alimentare a partire dal 2008 fino al 2010, anni che hanno registrato livelli record da quando le misurazioni sono iniziate, nel 1985».

Ma chi sono, negli Usa, i cittadini costretti a rivolgersi allo Stato per soddisfare elementari bisogni alimentari? Secondo il rapporto, a soffrire di più sono i bambini con un solo genitore e le famiglie ispaniche e di colore, specialmente se residenti nel Sud e nelle grandi città degli Usa occidentali. I minorenni rappresentano quasi il 50% dei beneficiari del programma di buoni alimentari, l’8% sono anziani, di cui il 73% vive da solo, il 20% comprende famiglie con un membro diversamente abile e circa il 30% dei fruitori del piano di assistenza lavora, ma non riesce a raggiungere un reddito sufficiente al pieno mantenimento. Il 4%, infine, è rappresentato da «non cittadini, immigrati legali con residenza permanente e rifugiati».

Tutte fasce sociali che potrebbero patire ancora di più per la crisi, senza o con buoni alimentari ridotti. I Repubblicani vogliono infatti tagliare drasticamente il programma sociale, sferrando un attacco diretto a Barack Obama. Quel “food stamp president” che avrebbe causato, per eccessiva generosità o per meri calcoli elettorali, il boom dei nuovi poveri e un buco insostenibile nelle casse federali.

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