02. 02. 2013
Il Piccolo
Stefano Giantin

Sospetti di corruzione, “schiaffo” a Lubiana

sostanj

Un duro colpo, dalle conseguenze ancora imprevedibili, a un progetto-chiave per la Slovenia. E all’immagine di Lubiana. Dopo che la stampa d’oltreconfine aveva annunciato lunedì che sarebbe imminente la luce verde della Banca europea per gli investimenti (Bei) al mega-prestito per la modernizzazione dell’obsoleta centrale elettrica a lignite di Sostanj, una lettera mette seriamente in discussione il piano. Si tratta di una missiva, postata sul sito dell’ong “Cee Bankwatch Network”, firmata da tre europarlamentari, il verde lussemburghese Claude Turmes, la socialdemocratica belga Kathleen Van Brempt e il popolare ed ex premier sloveno, Alojz Peterle. I tre europarlamentari hanno chiesto a Werner Hoyer, presidente della Eib, di «congelare il disborso dei fondi Eib» per la costruzione del sesto blocco della centrale (TS6). Tutto questo malgrado «lo Stato sloveno abbia garantito tutte le condizioni formali» per l’avvio del prestito Eib da 550 milioni di euro, più altri 100 da allocare dai forzieri della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Ebrd). Secondo Turmes, Peterle e van Brempt, il progetto Sostanj sarebbe tuttavia «sotto indagine presso Olaf», l’Ufficio europeo per la lotta anti-frode, «per sospetti di corruzione». Esso, inoltre, «può avere un significativo impatto negativo» sull’ambiente e «sulle economie slovena ed europea», dato che «dubbi sulla sua sostenibilità economica arrivano da varie parti». I rischi in questo senso sono «enormi», avvertono i tre politici Ue. Politici che ricordano ancora che, nel febbraio 2012, «la Commissione slovena per la prevenzione della corruzione» ha pubblicato un report che «documenta varie irregolarità» nel progetto Sostanj, che potrebbero aver «influenzato» l’assegnazione dell’appalto alla francese Alstom. Ragioni che hanno spinto i tre eurodeputati a chiedere alla Eib di «non trasferire fondi» a un programma «sotto indagine a tutti i livelli per corruzione e mancato rispetto delle normative Ue». L’autenticità della durissima missiva è stata confermata al Piccolo sia da Claudia Ciobanu, media officer di Bankwatch, sia dall’ufficio dell’eurodeputato sloveno, Alojz Peterle.

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