BUCAREST Il Fondo Monetario Internazionale ha confermato un prestito di 13 miliardi di euro alla Romania. Assieme ai 7 miliardi promessi da Unione Europea e Banca Mondiale, il pacchetto di aiuti dovrebbe aiutare Bucarest a stabilizzare la valuta e a dare un po’ di respiro a un’economia in profonda sofferenza.
Gli artigli della «tigre economica» dell’Europa orientale sono spuntati e il prestito dell’FMI ne è la conferma. Il PIL romeno scenderà di almeno il 4% nel 2009. Assieme agli stipendi, -20% da gennaio, calano anche i consumi delle famiglie e aumentano le difficoltà di negozi e aziende.
La bolla immobiliare
“La crisi sta colpendo soprattutto le costruzioni e il comparto manifatturiero”, sostiene Catalin Pauna, economista della Banca Mondiale a Bucarest. Con le imprese al palo, si prevedono un milione di disoccupati in più entro la fine dell’anno. Secondo Pauna, “il tasso di disoccupazione non andrà in doppia cifra”, ma altri analisti sono meno fiduciosi.
L’impatto della recessione è evidente nei tanti cartelli «vendesi» appesi ai portoni delle case e nei condomini in costruzione mai terminati. Con gli investimenti esteri e l’arrivo dei mutui delle banche straniere, i prezzi degli immobili erano saliti alle stelle. Un appartamento nella periferia di Bucarest si comprava per 15.000 euro nel 2003. Nel 2008, ne servivano 80.000. La speranza dei costruttori era che i valori delle case non sarebbero mai scesi. Era un’illusione. Oggi il prezzo è crollato del 30-40% in periferia, del 20% nelle zone centrali.
Molti immobiliaristi britannici, canadesi e greci rischiano di perdere milioni di euro o fallire. “Sono stati loro a creare questa situazione facendo lievitare i prezzi”, sottolinea Ruxandra Cleciu, rappresentante degli agenti immobiliari romeni, “se la domanda è alta, il prezzo sale. E loro erano la domanda”.
L’altra spina nel fianco del Paese rimane il deficit con l’estero, triplicato negli ultimi cinque anni. Troppe importazioni e poche esportazioni, troppi soldi che arrivavano dall’estero, soprattutto sotto forma di rimesse degli emigranti che alimentavano un forte consumo interno. “Se la crisi dovesse peggiorare, molti romeni perderanno il posto in Spagna e in Italia e la situazione potrebbe cambiare”, prevede l’economista Pauna, auspicando forse un po’ di austerità per un’economia «dopata» come quella romana.
Un consumismo artificiale
Il boom immobiliare e il giovane consumismo romeno sono stati finanziati, oltre che dalle rimesse, anche dai soldi delle banche europee che controllano il 90% del mercato romeno. “Hanno creato un’economia distorta, finanziato auto e non strade, solo consumi!”, denunciava il settimanale romeno Revista 22 già nel 2008.
Le banche hanno erogato mutui in euro e franchi svizzeri per un ammontare pari al 22,7% del PIL romeno. “La gente voleva uno stile di vita europeo, cambiare l’auto, comprare una casa e la TV nuova. Per ottenere un prestito in banca bastava mostrare solo la carta d’identità”, spiega Ovidiu Fer, analista della banca d’investimenti Wood & Co.
Oggi, con la disoccupazione in aumento e la svalutazione della moneta, molti romeni non riescono più a pagare le rate alle banche. “La percentuale dei mutui in sofferenza è del 13,4%, ma secondo le nostre stime salirà al 20% nel 2010”, dice Fer. “Se il cambio dovesse arrivare a cinque lei per un euro, i problemi diventeranno ancora più seri”.
Nel frattempo le banche sono diventate più caute, forse troppo. “L’attuale stretta del credito è una conseguenza dei vincoli posti dalla Banca Nazionale romena ai depositi in garanzia della valuta”, illustra Mario Iaccarino, direttore dell’ICE di Bucarest. “Le banche sono uno dei fattori che stanno frenando l’economia romena, ma il governo sta cercando di porre rimedio alla situazione e aiutare le imprese”.
Chi sembra non avere problemi sono alcuni istituti di credito specializzati nei prestiti alle aziende, come l’italiana Veneto Banca. “Basta dire che i Paesi dell’Europa orientale sono i subprime europei”, afferma l’amministratore delegato Vincenzo Consoli. “I problemi ci sono e bisogna essere vigili, ma non vedo una situazione di forte disagio. Noi eroghiamo prestiti alle imprese in Romania e le nostre sofferenze sono ferme allo 0,4%. In Italia arrivano all’1,2%”, continua Consoli. “Si dice che le banche straniere abbiano dei problemi, ma hanno anche la necessità e l’interesse a rimanere in Romania. I denari arrivano dall’estero e continueranno ad affluire”.
Interesse italiano
La crisi è avvertita anche da molte aziende italiane. In Romania ne operano circa 17.000. “I settori che soffrono di più sono il calzaturiero, il tessile e il metallurgico”, afferma Guglielmo Frinzi, presidente della Camera di Commercio Italiana a Bucarest. Qualche imprenditore ha deciso di lasciare la Romania. “Non sono molti, ma alcuni stanno cercando riparo in Paesi dove il costo del lavoro è più basso”, argomenta Frinzi.
“Il 30% delle società da noi partecipate è in Romania ed è legato soprattutto al settore del legno”, spiega Michele Degrassi, presidente di Finest, finanziaria specializzata nell’internazionalizzazione verso est delle imprese del Triveneto. “Abbiamo però registrato un’inversione di rotta. Da quest’anno la Romania non è più un Paese trainante. Gli imprenditori si stanno focalizzando su Serbia, Croazia, Russia, aree dove la manodopera è più specializzata e maggiore la penetrazione nel mercato”.
Più ottimista appare Mario Iaccarino dell’ICE. “La Romania è sotto osservazione, ma molte imprese che in Italia hanno qualche problema stanno venendo qui per vendere o per investire e produrre”. Gli fa eco Vincenzo Consoli di Veneto Banca. “I fondi strutturali che arrivano dall’Europa sono sostanziosi, ci sono infrastrutture da costruire e la Romania ha voglia di emergere. Ci sono buoni motivi per avere fiducia nel futuro”.













