26. 05. 2013
Il Piccolo
Stefano Giantin

Le prime 500L “serbe” sbarcano negli Usa

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Il viaggio è durato due settimane. E l’arrivo è stato salutato con orgoglio dai media locali e dalle autorità di Belgrado. Le prime 500L “made in Serbia”, prodotte negli stabilimenti di Kragujevac, destinate al mercato Usa e partite il 10 maggio scorso dal porto montenegrino di Bar, sono sbarcate ieri nel porto americano di Baltimora, dopo un viaggio di due settimane attraverso l’Atlantico. Un primo contingente di vetture che è stato accolto con una cerimonia di benvenuto a Baltimora, presenti dirigenti Fiat e l’ambasciatore serbo a Washington, Vladimir Petrovic, che si è detto entusiasta dell’arrivo delle 500L in America. «Sono felice di essere oggi a Baltimora, nel porto che reca il nome di Helen Delich Bentley», ex “congresswoman” americana di origine serba, ha affermato Petrovic, affiancato proprio dalla quasi 90enne Delich Bentley. «Negli Stati Uniti è sbarcata la 500L prodotta a Kragujevac, la mia città, e oggi è un gran giorno per l’export serbo», ha continuato Petrovic, mentre dalla grande nave della Grimaldi, un cargo bianco e giallo, scendevano una a una le auto. «Auto che non sono grandi, ma sono tante», si ascolta nel servizio della tv locale di Baltimora, Wjz. E saranno ancora di più, «fino a 30mila solo quest’anno», ha auspicato il direttore del porto, Jim White.

Poi, la palla ripassa al sempre più elettrizzato Petrovic. Le 500L, si è detto certo la feluca di Belgrado, non avranno lo stesso destino delle “Yugo” prodotte alla Zastava di Kragujevac. «Forse ricorderete le Yugo degli Anni Ottanta», ha detto Petrovic sorridendo davanti alle telecamere della Wjz, auto che in America «non fecero molto bene». Ma le 500L sono tutta un’altra cosa rispetto alle vecchie auto prodotte trent’anni fa nell’allora Jugoslavia e hanno già una lunga lista d’attesa nelle concessionarie da Los Angeles alla East Coast, ha assicurato l’ambasciatore. Niente a che vedere con le vecchie Zastava “Yugo”, le ultime auto prodotte nei Balcani sbarcate sul mercato americano, decenni fa, le auto «che l’America adorava», ma solo «per riderci su», scriveva il New York Times nel 1992, quando la “Yugo America” fece bancarotta, mentre la Jugoslavia collassava risucchiata nella spirale della guerra civile. Altri tempi. I media Usa segnalano infatti forte interesse da parte dei potenziali acquirenti verso la 500L, diretta avversaria della più potente ma anche più costosa Mini Countryman.

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