03. 05. 2013
Il Piccolo
Stefano Giantin

La Slovenia supera lo choc Moody’s: successo per i bond

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Lubiana, dopo una falsa partenza, fa marcia indietro, scommette su se stessa, ci riprova e sembra aver visto giusto. Dopo il “downgrade”, il declassamento dei bond sloveni a livello “spazzatura” deciso martedì dall’agenzia di Rating Moody’s e il conseguente stand-by della vendita di titoli di Stato, la Slovenia ha ieri deciso di rischiare. Di sfidare il mercato e la bufera in corso e di tentare la vendita per rastrellare 3,5 miliardi di dollari. Vendita che, segnala l’agenzia di stampa slovena “Sta”, è pienamente riuscita, malgrado i dubbi della vigilia, suscitando richieste cinque volte superiori alla domanda. I bond sloveni sono così stati piazzati con successo sul mercato a un tasso d’interesse del «4,75 per cento sulla tranche di bond a cinque anni» e del «5,85% su quella dei bond a 10 anni», entrambi denominati in dollari, con una decisa diminuzione dei tassi rispetto ai giorni scorsi, dopo un declassamento che dunque non sembra aver influito troppo sui destini sloveni.

Un declassamento quello deciso da Moody’s, ricordiamo, che aveva causato preoccupate reazioni a Lubiana, soprattutto per i termini usati nel descrivere l’economia e il sistema finanziario sloveni. Moody’s che aveva assicurato che ambedue sono tutt’altro che in salute. La decisione di portare i bond sloveni dal rating Ba1 a Baa2 deriva infatti dallo «stato in cui versa il settore bancario» nazionale, ma anche «dal marcato deterioramento» dei conti pubblici e «dall’incertezza» che aleggia sulle capacità di Lubiana di autofinanziarsi sul mercato. Capacità, secondo l’agenzia di rating americana, che sta facendo salire sempre di più «la probabilità del ricorso a un’assistenza esterna», leggi aiuti internazionali per salvare le banche locali a controllo pubblico. Banche come la Nova Ljubljanska Banka, «la più grande» del Paese e ancora «controllata a maggioranza dal governo», dove i crediti in sofferenza «hanno raggiunto il 28,2% dei crediti totali nel 2012» e il 28% alla Nova Kreditna Banka di Maribor, la seconda banca più importante. E anche se «le autorità hanno iniettato capitale e fornito assistenza alle tre più grandi banche sin dal 2011», Moody’s si aspetta che «la qualità» dei conti degli istituti di credito «continui a deteriorarsi». Perché? Malgrado le rassicurazione del nuovo governo, la Slovenia – almeno secondo gli analisti di Moody’s – seguiterà infatti a registrare, dopo il crollo del 2,3% nel 2012, un Pil in calo nel 2013 dell’1,9%. Mentre la ripresa del 2014 sarà come minimo «debole», considerato che il panorama economico rimane oscuro ed eventuali miglioramenti dello scenario dipendono «in gran parte dalla stabilizzazione della crisi bancaria», da qui il downgrade.

Ma sembra che Moody’s non abbia visto del tutto giusto, almeno questa volta. E Lubiana può così tirare un sospiro di sollievo. Con il credito ottenuto, la Slovenia potrà inoltre lavorare in pace su riforme e “bad bank”, almeno fino alla fine dell’anno. E compiacersi per un po’ del successo di ieri, alla faccia di una delle più autorevoli agenzie di rating. Un successo decisamente superiore a ogni aspettativa, ricorda sempre l’agenzia “Sta”, sottolineando il punto-chiave della giornata di ieri, ovvero una «richiesta sorprendente» nei confronti dei bond sloveni, con circa 15-16 miliardi di dollari prenotati rispetto a un’offerta di 3,5. È un risultato «positivo sul breve periodo», ha però commentato all’agenzia Reuters l’analista finanziario Timothy Ash, profondo conoscitore del panorama sloveno. Un risultato che, ha aggiunto Ash, non deve però far credere a Lubiana che tutto sia risolto e il «governo non deve dormire sugli allori, ma lavorare ad ambiziose riforme e cambiare l’intero modello economico», superato a causa della crisi economica che ha investito anche la Slovenia.

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